Le sollecitazioni del Santo Padre in Spagna e l’impegno pastorale dehoniano
Quindici anni dopo l'ultima visita papale, Leone XIV è in Spagna dal 6 al 12 giugno. Padre Alindado Hernández, SCJ, risponde alle nostre domande sulle sfide e il significato di questa visita alla luce degli impegni sociali ed educativi dei Dehoniani in Spagna.
Padre Ángel Alindado, la visita di Papa Leone XIV in Spagna sta attirando l’attenzione di tutto il mondo. Considerando il contesto socio-religioso locale, quale aspetto del messaggio del Santo Padre ritiene più urgente ed essenziale per la Chiesa in Spagna oggi?
P. Ángel Alindado Hernández, SCJ:In questi giorni il Papa sta lasciando grandi messaggi che dimostrano una profonda conoscenza della nostra società in Spagna e di come la Chiesa sia chiamata a essere lievito del Regno nel nostro Paese. I riferimenti al grande patrimonio spirituale, culturale, storico e architettonico sono stati significativi. Per Papa Leone XIV questo patrimonio non è solo «da museo», ma deve servire ad annunciare Cristo con coraggio.
Tra i molti messaggi che ha lasciato finora, vorrei sottolineare, in primo luogo, alcuni di quelli espressi durante l’incontro con la Chiesa in cammino a Madrid, nelle sue tre diocesi (Alcalá, Madrid, Getafe). In questo incontro allo stadio Bernabeu, ha invitato la Chiesa a non chiudersi in se stessa, uscendo dalla sicurezza dei nostri gruppi di riferimento; ad abbattere i muri che isolano (utilizzando una bellissima metafora sul modo in care è stata scoperta, in seguito al crollo delle mura della città di Madrid, l’immagine di Nostra Signora dell’Almudena); ad andare oltre i numeri, i dati e i fatti per generare una vera comunità; a interpretare gli eventi e le situazioni con profondità e celebrando il senso che irradiano; a essere una «sinfonia viva» in mezzo alla società.
Nel contesto sociale e politico che stiamo vivendo in Spagna, dal Congresso dei Deputati e in un discorso storico ampiamente riconosciuto dalla società civile, ha vibrato con forza anche l’appello alla difesa della vita umana come traguardo di civiltà. La Chiesa ha l’obbligo di partecipare attivamente alla vita quotidiana del nostro Paese proponendo, senza imposizioni ma con chiarezza, la verità che nasce dal Vangelo e l’impegno intrinseco nella difesa dei più vulnerabili, accompagnando e amando la vita di tutti, specialmente dei più fragili.
Durante il primo giorno del suo viaggio, il Papa ha incontrato circa 600.000 giovani e li ha esortati a fare un passo avanti e a diventare veri attori di un cambiamento positivo nella società. Dato il suo ministero pastorale all’interno dei collegi dehoniani della Provincia spagnola, quale risonanza date a questo appello del Santo Padre?
Nel suo discorso ai vescovi, Papa Leone XIV ha sottolineato che «il cuore umano non si colma accumulando esperienze, possibilità o sicurezze provvisorie… ma scoprendo una chiamata». Sulla scia di questa affermazione, ha insistito sulla necessità di vivere il Vangelo con gioia, servizio e comunione: «comunità vive, sacerdoti felici, famiglie capaci di testimoniare la bellezza della fedeltà, una Chiesa che sa mostrare con semplicità che seguire Cristo non impoverisce l’esistenza, ma la espande». È forse su questi aspetti che la nostra azione evangelizzatrice deve insistere e che potremmo riassumere in una testimonianza gioiosa di ogni vocazione nella Chiesa e per il mondo.
Ai giovani ha insistito sulla vita «reale», sul silenzio eloquente, sulla gioia condivisa, sul cambiare la storia con l’amore. Sono tutti temi molto «dehoniani» che ci parlano di dono di sé, di trasformazione del mondo, di uno sguardo sincero sulla società, di ascolto degli altri e della storia, e del percepire l’«oggi» di Dios che ci interpella. Educare ha a che fare con tutto questo. Saranno parole da continuare a gustare e ad approfondire per rinnovare la nostra azione educativa, evangelizzatrice e pastorale.
Passando dall’ispirazione all’azione, quali iniziative concrete avete già avviato o intendete promuovere per motivare veramente i giovani ad assumere questo ruolo dinamico?
Nelle nostre opere educative in Spagna abbiamo chiara la nostra responsabilità: educare «cristianamente» coltivando l’intelligenza e il cuore dei giovani. L’apprendimento serio e approfondito delle diverse materie contribuisce a una conoscenza critica del nostro mondo attraverso i diversi rami del sapere; le attività di iniziazione cristiana, la catechesi, le attività per annunciare Cristo a chi non lo conosce, le attività di approfondimento della fede e di crescita spirituale e interiore sono chiamate a dare ragione e ragioni alla nostra fede nel Signore e come Chiesa; l’azione caritativa che si sviluppa in diverse iniziative lungo tutto l’anno (conoscenza della missione dehoniana, collette per opere in altri luoghi dove noi dehoniani siamo presenti, volontariato, collaborazione congiunta con Caritas o Manos Unidas, adozioni a distanza, ecc.) ha senso perché Vangelo e Carità sono inseparabili; le esperienze di missione con le comunità religiose dehoniane, la preghiera e l’adorazione condivise… aprono gli orizzonti di bambini, giovani e delle loro famiglie, del corpo docente e del personale, e permettono di porre la domanda: «per chi è la mia vita?».
Come dehoniani insistiamo sempre sul ruolo attivo che, nella società, deve avere un cristiano. Papa Leone ha insistito in questi giorni sul non recludere la fede a un livello puramente personale e ha sottolineato come, in Spagna, condividiamo la fede nelle strade, nelle processioni, nelle espressioni pubbliche di fede… La grande processione del Corpus Domini vissuta a Madrid domenica scorsa è il riflesso di questo modo peculiare e comune che percorre il nostro Paese da un capo all’altro, ma che non può dimenticare la profondità dell’esperienza spirituale che deve esserci dietro la bellezza esteriore e l’impegno a cui essa punta: «Che ci insegni — ha detto il Papa — a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo».
A livello socio-politico, uno dei momenti più attesi dell’itinerario papale è, senza dubbio, la tappa a Las Palmas di Gran Canaria, dove il Papa incontrerà i migranti. In che misura i Dehoniani di Spagna sono sensibili a questa realtà migratoria? Che cosa si sta facendo sul campo pastorale?
Abbiamo ad esempio la «Casa San Juan», un’opera che la comunità religiosa dehoniana di Málaga porta avanti in stretta collaborazione congiunta con la Fundación La Merced Migraciones, e dove ci si prende cura in modo speciale di giovani maggiorenni che non possono più rimanere nei centri di accoglienza per minori immigrati, permettendo loro una migliore e graduale integrazione nella società che li accoglie. È forse l’opera in cui abbiamo il contatto più immediato e diretto con giovani che hanno lasciato tutto alla ricerca di nuove opportunità in Spagna, con il dramma aggiunto di attraversare, ad esempio, lo Stretto di Gibilterra. Ma non è l’unica realtà in cui l’immigrazione si fa tangibile nella nostra Provincia religiosa.
Nelle nostre opere lo vediamo e lo viviamo giorno per giorno. Non possiamo dimenticare il lavoro svolto nelle parrocchie affidate ai dehoniani dove, attraverso la Caritas parrocchiale, si aiutano le famiglie appena arrivate in Spagna e le si accompagna nei primi passi. Le nostre parrocchie sono anche luoghi in cui la popolazione immigrata cattolica sta avendo una presenza sempre maggiore e sta trasformando il volto della comunità ecclesiale.
Nelle nostre opere educative, anche gli alunni riflettono questa realtà. Nei nostri collegi ci sono volti diversi per provenienza, cultura… e religione! I nostri collegi, confessionalmente cattolici, sono anche luoghi di studio e di crescita per bambini e giovani di famiglie dell’Europa dell’Est, dell’Oriente, del Nord Africa o del Sud America. E tutti, con la loro confessione religiosa, trovano la stessa vicinanza, affetto, sostegno, dedizione, ascolto, educazione, accoglienza. Senza distinzioni. E questo, che è evidente, educa anche i più giovani al rispetto e alla comprensione di chi è diverso, pensa e crede in modo distinto, e possiede un background culturale differente.
Guardando oltre questi pochi giorni, quali frutti duraturi auspica che questa visita apostolica produca sia nella Chiesa sia nella società spagnola in generale?
Sarò breve: una Chiesa rinnovata nella gioia dell’annuncio del Vangelo, e una società consapevole di come la fede ci ha costruiti e ci ha dato un modo prezioso di vivere, sentire ed esprimerci, nonché un senso della giustizia e della pace che occorre valorizzare.


