10 settembre 2026
10 set 2026

Cristo il Primo e l’Ultimo, il Vivente (Cst 11)

Cristo il Primo e l’Ultimo, il Vivente (Cst 11)
Nell'ambito del Giubileo Dehoniano (2024–2028), siamo lieti di condividere la terza riflessione e testimonianza, incentrata sulla Costituzione n. 11.
email email whatsapp whatsapp facebook twitter versione stampabile

La Lettera Introduttiva del Superiore Generale per il Giubileo Dehoniano (2024–2028) sottolinea che il cuore spirituale della nostra celebrazione poggia sulla riflessione attorno alle Costituzioni nn. 9–39. Siamo lieti di condividere la terza riflessione e testimonianza, incentrata sulla Costituzione n. 11.

Cristo il Primo e l’Ultimo, il Vivente (Cst 11)

Cristo ha pregato perché venisse il Regno, già all’opera attraverso la sua presenza tra noi. Con la sua morte e risurrezione, ci ha aperti al dono dello Spirito e alla libertà dei figli di Dio (cfr. Rm 8, 21).

Egli è per noi il Primo e l’Ultimo, il Vivente (cfr. Ap 1, 17-18).

La Costituzione n. 11, con la scelta linguistica di presentare il passato e il presente, collega l’attuale vocazione dei dehoniani a seguire e proclamare Cristo con l’impegno storico di Cristo per l’avvento del Regno. Il testo passa dalla preghiera di Cristo («Cristo ha pregato perché venisse il Regno») alla realtà della presenza del Regno in Cristo («Il Regno è già all’opera»). Questa presenza dinamica di Cristo evidenziata nella Cst 11 rivela un’importante visione teologica: proprio come Jahvè si è rivelato non come un Dio statico e distante, ma come un Dio dinamico e attivamente presente per il suo popolo, così Cristo, la Parola eterna, si è avvicinato intimamente, piantando la sua tenda in mezzo a noi per condividere il nostro cammino e le nostre fragilità. L’affermazione teologica fondamentale è che il Regno per il quale Cristo ha pregato è già attivo e operante attraverso la sua stessa presenza tra noi.

Il testo evidenzia anche il legame profondo tra il mistero pasquale di Cristo e l’effusione pentecostale dello Spirito. Con la sua morte e risurrezione, Cristo ci ha aperti al dono dello Spirito e alla libertà dei figli di Dio. Nel Vangelo di Giovanni, il momento in cui Gesù consegna lo spirito sulla croce (Gv 19, 30) è spesso interpretato misticamente come una prefigurazione del dono dello Spirito Santo, poi immediatamente simboleggiato dall’acqua che sgorga dal suo fianco squarciato. Questo stesso Spirito è stato effuso sui discepoli la sera di Pasqua. Tale effusione ha aperto i credenti alla libertà e ha reso la Chiesa capace di fedeltà quale sacramento della presenza di Cristo nel mondo.

Queste due fondamentali riflessioni cristologiche sono sottolineate, e concluse, con la dichiarazione che Cristo è il Primo e l’Ultimo, il Vivente. In altre parole, Egli è la Vita, il che significa che la storia e la vita devono essere scritte in armonia con l’«alfabeto di Cristo», come le uniche parole che conducono alla vita.

Per i dehoniani, questa riflessione presenta una profonda sfida esistenziale. Siamo chiamati a confrontarci con la scelta di accoglierlo o rifiutarlo, e quindi di valorizzare o sprecare la nostra stessa vita. Il dono dello Spirito, che porta la libertà, richiede una continua trasformazione interiore, in cui i nostri pensieri, desideri, affetti e azioni non siano guidati dal nostro ego, ma dallo Spirito di Dio. Ciò ci permette di passare dall’«uomo vecchio» all’«uomo nuovo». Questo «uomo nuovo» è lo stato in cui si riconosce Cristo come la Vita; Egli è il Primo e l’Ultimo. I dehoniani percorrono questo cammino di riconoscimento di Cristo Vita vivendo la vita religiosa con lo sguardo fermamente fisso sul «fianco aperto del Crocifisso» e sul «Cuore di Cristo». Attraverso lo Spirito, che agisce da intermediario, i dehoniani continuano a sperimentare Cristo come vivo e presente in loro.

(Yudistiro Adifitrityassanto, SCJ)

 

La mia esperienza come cappellano scolastico

Una testimonianza personale di P. Paulo Henrique, SCJ, responsabile della Pastorale Scolastica al Gymnasium Leoninum, una scuola dehoniana in Germania.

Vivat Cor Jesu, Per Cor Mariae!

Sono Padre Paulo Henrique. Vengo dal Brasile e attualmente vivo in Germania. Sono arrivato qui nel 2022. Durante i miei primi tre mesi, ho frequentato un corso di pastorale giovanile con i Salesiani. Successivamente, insieme a un’équipe, ho preso in carico la pastorale scolastica qui ad Handrup, presso il Gymnasium Leoninum.

La Costituzione n. 11 parla di Gesù Cristo come di Colui che per noi è il Primo e l’Ultimo, il Vivente. Ed è precisamente questa l’esperienza che cerchiamo di vivere e di testimoniare qui a scuola: Gesù Cristo, che è vivo e presente in mezzo a noi.

Qui ad Handrup abbiamo una scuola meravigliosa con più di 1.200 studenti, molti insegnanti e tante altre persone che vi lavorano. È davvero un grande complesso.

Non sono direttamente attivo come insegnante, cioè come qualcuno che insegna una materia specifica. Ciononostante, intendo la mia presenza qui a scuola anche come quella di un educatore. Si tratta di sensibilizzare i giovani, gli studenti, al fatto che Gesù Cristo è in mezzo a noi; che possiamo invocare il suo nome, cantare un canto religioso, pregare, celebrare la Santa Messa o semplicemente farci il segno della croce. Il mio compito è aiutare tutti noi a riconoscere che anche la scuola è un luogo della presenza del nostro Signore Gesù Cristo.

Questo avviene in modo molto concreto nella vita scolastica quotidiana. Iniziamo le nostre attività con una preghiera e le concludiamo pure con una preghiera. All’inizio dell’anno scolastico iniziamo con la Santa Messa e, allo stesso modo, concludiamo l’anno scolastico con la Santa Messa. In occasione dei grandi eventi e nei giorni più importanti — come la giornata di Padre Dehon — iniziamo con Gesù e finiamo con Gesù.

Egli è veramente il Primo e l’Ultimo, Colui che vive. Nella vita scolastica di ogni giorno cerchiamo di rendere visibile la presenza di Gesù Cristo e di esprimerla in modo semplice e concreto: invocando il suo nome, pregando, celebrando la Santa Messa e creando momenti in cui possiamo riorientare i nostri cuori verso di Lui.

Anche la scuola stessa ci aiuta in questo attraverso molti simboli: la croce dehoniana, le immagini del Sacro Cuore di Gesù, le raffigurazioni di Padre Dehon e molti altri segni legati alla nostra spiritualità. È inoltre molto significativo che gli studenti abbiano la possibilità di incontrare un sacerdote qui a scuola ogni giorno. E non uno solo, ma anche gli altri fratelli e sorelle religiosi che vivono qui o ci fanno visita regolarmente.

Percepisco questa presenza quotidiana della comunità religiosa come qualcosa di molto positivo. È un vero e proprio andare incontro alle persone. È una presenza che cerca di essere vicina a ciascuno di coloro che si trovano qui e di stare con loro — formando una comunità insieme e sperimentando la presenza del Cuore di Gesù gli uni con gli altri.

È una grande gioia poter testimoniare il carisma dehoniano in questa scuola, che esiste da oltre 100 anni e vanta una fortissima tradizione legata al Cuore di Gesù. Qui abbiamo l’opportunità di vivere e testimoniare che, per noi, Cristo è il Primo e l’Ultimo, il Vivente.

Paulo Henrique, SCJ

 

Iscriviti
alla nostra newsletter

ISCRIVITI

Seguici
sui nostri canali social

Dehonians | Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù
Ufficio di Comunicazionecomunicazione@dehoniani.org
Tel. +39 328 930 5024

Il nostro TeamIncontra il nostro team
Dehonians | Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù
Sacerdoti del Sacro Cuore di GesùCasa Generalizia
Via del Casale san Pio V, 20
00165 Roma, Italia
Tel. +39.06.660.560
 - 

Iscriviti
alla nostra newsletter

Invio email a
Dichiaro di aver letto e compreso la Privacy Policy.