Il tempo e la storia verso quale salvezza?

Un nuovo anno incomincia. Rileggiamo il 2021 alla luce della fede.

di  Anna Maria Gellini
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Il 2021 è stato un tempo difficile, segnato dalla pandemia, da gravi ingiustizie, violenze, contrasti, un tempo che ha svelato difficoltà personali, sociali, economiche, ecclesiali; ha alimentato paure, smarrimenti, derive di pensiero e di morale.  Ha accelerato processi già presenti in precedenza, che non conoscevamo o di cui non volevamo prendere consapevolezza e assumere responsabilità: situazioni famigliari lacerate, inquinate, distrutte; lavoro senza giustizia; sofferenze fisiche, psichiche, spirituali, malattie non sempre supportate dal rispetto della vita e della persona, fragilità, solitudini, abbandoni, gravi traumi nel vivere e nel morire.

L’irrompere della pandemia ha scombinato tante programmazioni, ha imposto l’essenziale, ha costretto a trovare nuovi modi per comunicare, ha aperto ad assunzioni di responsabilità e di gesti di cura generosi, ma ha reso anche tante persone umiliate, confuse, incerte, impaurite così come ha accentuato prepotenza, violenza, individualismo, indifferenza.

Dobbiamo riparare questo mondo, curare i cuori feriti, rimediare alle deformazioni del benessere che rendono stolti, aggressivi, pessimisti. Non è un problema di qualcuno, ma di tutti.

Una lezione da non dimenticare

Il 27 marzo 2020, sul sagrato della Basilica di S. Pietro, papa Francesco ha dato una lezione da non dimenticare: “Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai. Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare”.

Se non impariamo   a ridiventare umani, se non   superiamo quell’ analfabetismo che ci ha fatto dimenticare la grammatica del dialogo, che ha inquinato e corrotto tante relazioni, la terra sarà sempre di più quella “aiuola che ci fa tanto feroci” (Dante – Paradiso XXII, 151).

Il livello universale della pace, della solidarietà, della collaborazione, nelle società e tra i popoli, è frutto di impegno e trasformazione. Gli accordi di pace fra le parti sociali in conflitto o fra gli Stati sono indispensabili, ma non sufficienti. Sono indispensabili, perché il primo passo della pace è l’estinzione del conflitto; insufficienti, perché la pace «non è la semplice assenza della guerra» (Gaudium et spes, n. 78).

Finché nel mondo pochi privilegiati navigheranno nella ricchezza e nel superfluo e milioni di esseri umani  mancheranno  dell’indispensabile per vivere, ci saranno lotte e conflitti; finché il diritto alla vita  non sarà riconosciuto a tutti, dal concepimento fino alla morte  naturale, non ci saranno rispetto e dignità; finché migliaia di persone saranno costrette a fuggire dai Paesi nei quali sono nate illudendosi di trovare fortuna altrove, persisteranno i problemi, le lentezze, le fatiche, gli interrogativi preoccupanti sul  presente e sul futuro, con risposte insufficienti, previsioni deprimenti.

Ri-orientare lo sguardo, ri-centrare la vita

A Pentecoste del 2020 Papa Francesco disse: “Il nostro principio di unità è lo Spirito Santo. Lui ci ricorda che anzitutto siamo figli amati di Dio; tutti uguali, in questo, e tutti diversi. Lo Spirito viene a noi, con tutte le nostre diversità e miserie, per dirci che abbiamo un solo Signore, Gesù, un solo Padre, e che per questo siamo fratelli e sorelle! Ripartiamo da qui, guardiamo la Chiesa come fa lo Spirito, non come fa il mondo. Il mondo ci vede di destra e di sinistra, con questa ideologia, con quell’altra; lo Spirito ci vede del Padre e di Gesù. Il mondo vede conservatori e progressisti; lo Spirito vede figli di Dio. Lo sguardo mondano vede strutture da rendere più efficienti; lo sguardo spirituale vede fratelli e sorelle mendicanti di misericordia. Lo Spirito ci ama e conosce il posto di ognuno nel tutto: per Lui non siamo coriandoli portati dal vento, ma tessere insostituibili del suo mosaico” (23 maggio 2020).

Sembra che non abbiamo ancora capito quale sia il lievito che ci dona Gesù e spesso stiamo a cercare ancora quello dei farisei e di Erode e poi ci sentiamo perduti!

Siamo stati tutti umiliati. È ora di diventare più umili! E affrontare il buio del male, sentendo in noi la forza del Signore che rende nuovo quello che è vecchio.

Il nuovo anno ci chiede di ripartire nella quotidianità con la certezza che non solo la Salvezza è possibile, ma che è presente.

Ogni nuovo anno è un anno già salvato, e non dalla mezzanotte del 1º gennaio, ma da più di duemila anni, da quando il Salvatore, Gesù, è entrato e abita nel mondo.

Ogni nuovo anno è un tempo di grazia in cui la vera forza dell’umanità è la presenza di Dio. Celebrando le solennità del Tempo di Natale, la Chiesa ci ricorda che anche in questo nuovo anno, qualunque cosa accada, Dio è presente, Dio è Emmanuele, Dio è con noi.

Certamente, le ombre della storia personale e mondiale insinuano in noi la tentazione di pensare che questo mondo non sia salvato, ma abbandonato all’infelicità, alla disperazione, alla morte. E invece anche queste ombre, chiamano Gesù; e noi cristiani abbiamo il compito di invocare la sua presenza e il suo intervento sulla fragilità umana che Dio ha già abbracciato, da Betlemme fino al Calvario: invocarlo tramite la preghiera, ma anche con la disponibilità a lasciarci interpellare per creare spazi dove la fede può essere accolta e aprire alla speranza.

Esercizio di speranza è risanare e riallacciare le relazioni, purificare le parole, abbattere le menzogne per fare verità su noi stessi e sugli avvenimenti, rigenerare i valori umani e cristiani, fare esperienze di vicinanza, di fratellanza, nel soccorso alle tante emergenze che segnano questo nostro tempo, ricreare comunità vive che celebrano, annunciano e vivono la carità.

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