03 giugno 2026
03 giu 2026

L’origine e il significato della croce dehoniana

L’origine e il significato della croce dehoniana
Nata in Germania nel 1979 da un concorso scolastico ispirato a Il Piccolo Principe, la croce dehoniana è diventata il logo internazionale dei Dehoniani. La sua forma asimmetrica e dinamica dà l'illusione di un cuore che batte al centro della sofferenza. La croce dehoniana spiegata.
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«Non si vede bene che col cuore». È attorno a questa celebre massima que si articola la storia e il significato della croce dehoniana. Più che un semplice simbolo istituzionale, questo logo, nato dalla creatività della gioventù, riassume da solo l’essenza della spiritualità di Padre Dehon: contemplare il Cuore trafitto di Cristo per scoprirvi un amore inesauribile, capace di trasformare la sofferenza in uno spazio di accoglienza, di giustizia e di misericordia.

La storia

Nel 1979 la provincia tedesca organizzò una Festa della Gioventù nel collegio St. Sebastian a Stegen in occasione dei 50 anni della scuola. In preparazione all’incontro, si bandì un concorso per proporre un logo, il cui obiettivo era interpretare l’espressione contenuta nel libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry: “Si vede bene solo con il cuore”. I giudici del concorso erano i professori di arte al collegio di Stegen, Alfred Erhard e Benedikt Schaufelberger. Il vincitore fu l’allievo Martin Hättich di Sankt Märgen nella Foresta Nera. Il logo “Croce con cuore”, venne  ulteriormente sviluppato dal professore Alfred Erhard e negli anni successivi divenne il logo di molte Province dehoniane, fino ad oggi.

Il significato

A prima vista, la croce con il cuore aperto in mezzo, appare simmetrica. A un secondo sguardo emerge l’irregolarità dei quattro bracci della croce. Anche l’apertura a forma di cuore è asimmetrica. L’ effetto su colui che osserva non è statico, ma dinamico: Come se il cuore pulsasse in mezzo alla croce.

Lo sguardo sulla croce è  orientato verso il centro, il cuore. In questo modo sono espresse due priorità della vita cristiana:

  1. Il logo è un appello in favore dell’interpretazione biblica che vede nel cuore la sede della conoscenza: un forte richiamo a non trascurare le vie del cuore, al fine di conseguire una comprensione integrale della conoscenza: “Segui il consiglio del tuo cuore, perché nessuno ti sarà più fedele di lui. La coscienza di un uomo talvolta può avvertire meglio di sette sentinelle collocate in alto per spiare“ (Sir 37,13-14).
  2. La seconda priorità va direttamente al cuore della spiritualità dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Guardando la croce vediamo subito il cuore. Vediamo la sofferenza di Cristo e riconosciamo il suo amore. Il logo è realista; sì, la sofferenza, il dolore, la croce sono realtà nella nostra vita e nella vita di Gesù. Però proclamiamo una fede che non si fissa semplicemente sul dolore, la sofferenza e la croce. In mezzo alla sofferenza non vengo sommerso dal buio dell’abisso, ma scopro l’amore sempre più grande di Dio e del suo Figlio, “che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20).
  3. Dehon esprimeva tutto ciò in questi termini: “Gesù Cristo è realmente, nei suoi misteri e nella sua passione, il Libro scritto internamente ed esternamente. E quali sono le lettere che vediamo tracciate in questo Libro? Unicamente queste: Amore. I flagelli, le spine, i chiodi, le hanno scritte con caratteri di sangue sulla sua carne divina; ma non accontentiamoci di leggere e di ammirare dall’esterno questa scrittura divina; penetriamo fino al cuore, e vedremo una meraviglia ben più grande: è l’amore inesauribile e inesausto che considera un niente tutto ciò che soffre e che si dona senza stancarsi” (Oeuvres Spirituelles II, 305)

In questo logo il cuore al centro della croce non è semplicemente disegnato, ma viene costruito da uno “spazio libero”. A noi viene rivolto l’invito a riempire, con la nostra vita, questo spazio vuoto. Siamo chiamati a essere attenti all’esperienza di un Padre amorevole, che Gesù chiama ‘Abba’; attenti ad ogni esperienza di amore che sostiene la sofferenza.

Dobbiamo stare accanto agli uomini, in particolare nelle situazioni di sofferenze, violenza e ingiustizia, perché anche nella loro vita e nella società, possano trovare spazio la carità, la misericordia e la giustizia.

 

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