01 maggio 2026
01 mag 2026

“Mutuae relationes”, al cuore della conclusione dell’incontro dei vescovi dehoniani

“Mutuae relationes”, al cuore della conclusione dell’incontro dei vescovi dehoniani
Riuniti a Puente la Reina dal 26 aprile, i vescovi dehoniani hanno concluso i loro lavori questo 30 aprile 2026 con una serie di scambi su “Mutuae relationes”, il documento della Chiesa che definisce le direttive di base sui rapporti tra i vescovi e i religiosi.
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Questo venerdì 30 aprile 2026, l’ultima giornata dell’incontro è iniziata con la preghiera delle Lodi nella chiesa della comunità dehoniana, la Chiesa del Crocifisso. Sotto la moderazione del Superiore Generale, il P. Carlos Luis Suárez Codorniú, due vescovi hanno presentato, a partire dal documento Mutuae relationes (1978), le loro esperienze sul campo in merito alla collaborazione con i religiosi nella pastorale diocesana. Si trattava più precisamente di Mons. José Ornelas Carvalho, SCJ, vescovo della diocesi di Leiria-Fatima in Portogallo, e di Mons. Florencio Rosello Avellanas, Arcivescovo di Pamplona e Tudela, l’arcidiocesi ospitante.

Mons. José Ornelas Carvalho e l’adattamento religioso

Basandosi sulla sua ricca esperienza missionaria e sui suoi anni alla guida della congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore, Mons. José Ornelas Carvalho ha insistito sull’imperativo di adattamento che grava sulla vita religiosa contemporanea. Secondo lui, il modello tradizionale deve evolvere per rispondere alle realtà di oggi: «È necessario un adattamento, molto diverso da quello del passato», ha affermato. Ha comunque elogiato gli sforzi delle congregazioni che si impegnano con coraggio su questo cammino, favorendo al contempo la nascita di nuovi carismi.

Mons. Florencio Rosello Avellanas e il modello sinodale

Mons. Florencio Rosello Avellanas, Arcivescovo di Pamplona e Tudela ed egli stesso religioso, ha centrato il suo intervento sulla sinodalità, presentandola come lo strumento indispensabile per restaurare le relazioni tra la vita religiosa e il clero secolare. Sostenendo una visione più teologica e universale della Chiesa, ha sottolineato l’urgenza di rompere l’isolamento spirituale dei sacerdoti diocesani aprendoli alla diversità dei doni. Per Mons. Rosello, questa sinodalità deve incarnarsi in una quotidianità fatta di discernimento condiviso, assemblee comuni e una collaborazione concreta sul campo, trasformando così la struttura ecclesiale in uno spazio di incontro autentico.

Un appello per una conversione delle mentalità

Il dibattito che è seguito ha permesso ai vescovi presenti di denunciare la persistenza di una «visione utilitaristica» della vita religiosa. Hanno infatti deplorato che i religiosi siano ancora troppo spesso percepiti come semplice «manodopera» destinata a colmare i vuoti pastorali, piuttosto che come un dono che arricchisce la Chiesa attraverso il suo carisma e la sua interculturalità. Di fronte ad alcuni atteggiamenti gerarchici giudicati a volte aggressivi, i vescovi hanno auspicato una vera conversione del cuore, invitando a passare da una logica di prestazione di servizi a una pratica di rispetto reciproco dove ogni carisma è riconosciuto nella sua dimensione profetica.

L’incontro si è ufficialmente concluso con una celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Florencio Rosello Avellanas. Dopo la messa, i partecipanti si sono diretti verso Pamplona per una visita guidata, che ha permesso loro di scoprire il patrimonio storico e spirituale della città, in particolare la sua maestosa cattedrale e le chiese di San Saturnino e San Firmino.

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