La nostra esperienza di fede (Cst. 9)
In questo Giubileo dehoniano, un’attenzione particolare è rivolta alla meditazione delle nostre Costituzioni (nn. 9-39). Padre Yudis Adifitrityassanto, del Centro Studi Dehoniani, e Padre Cyrille Mindzié, Maestro dei novizi in Camerun, inaugurano questa serie di meditazioni sull’esperienza di fede (Cst. 9).
Come sottolineato nella Lettera Introduttiva del Giubileo Dehoniano (2024-2028) da parte del Superiore Generale, il cuore spirituale della nostra celebrazione giubilare è una riflessione dedicata ai nn. 9-39 delle Costituzioni. Per guidarci in questo cammino, il Centro Studi Dehoniani e l’Ufficio Comunicazione della Congregazione hanno proposto un programma completo di riflessione per ciascuno di questi numeri delle Costituzioni.
Per approfondire il nostro coinvolgimento e colmare il divario tra il testo e la pratica quotidiana, ogni riflessione è divisa in due parti integranti:
- Un commento alle Costituzioni: che offre un’esplorazione teologica e spirituale del testo.
- Una testimonianza di vita: che propone riflessioni personali orientate attorno a un tema specifico tratto da quel numero delle Costituzioni.
La nostra esperienza di fede (Cst. 9)
Nella Chiesa siamo stati introdotti alla Buona Notizia di Gesù Cristo: abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi (1 Gv 4, 16).
Abbiamo ricevuto il dono della fede, che fonda la nostra speranza; una fede che ordina la nostra vita e ci ispira a lasciare tutto per seguire Cristo; nel mezzo delle sfide del mondo dobbiamo rinvigorire questa fede vivendola nella carità.
Con tutti i nostri fratelli cristiani, nello Spirito, confessiamo allora Cristo come Signore, nel quale il Padre ci ha fatto conoscere il suo amore, e che rimane presente nel nostro mondo per salvarlo.
Nessuno può dire: «Gesù è il Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo (1 Corinzi 12, 3).
Il titolo «La nostra esperienza di fede» è stato scelto dal Comitato Preparatorio del XVII Capitolo Generale per evidenziare che la vocazione religiosa è profondamente radicata in un’esperienza di fede concreta e vissuta, che rispecchia direttamente l’esperienza spirituale personale di Padre Dehon. Ciò serve da legame o continuità con la sua esperienza di fede, ma rappresenta anche una particolarità della nostra esperienza di fede. D’altra parte, offre una visione fondamentale delle Costituzioni — non semplicemente di questo singolo paragrafo — come un cammino di discepolato dei dehoniani in una dinamica di adesione alla Persona di Cristo e di partecipazione attiva alla più ampia missione della Chiesa nel mondo contemporaneo.
Al cuore del numero 9 delle Costituzioni vi è il testo biblico di 1 Giovanni 4, 16, che definisce la nostra esperienza spirituale fondamentale come l’aver riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Il testo mette in evidenza tre verbi significativi per delineare la dinamica di un’esperienza di fede: «conoscere» come una profonda esperienza di vita, «credere» come un’adesione personale radicale, e «proclamare» come il compimento attivo di una missione apostolica. Questa dinamica mostra che la nostra fede è uno stato dell’essere «in-formati» in Cristo attraverso il battesimo e un’iniziazione alla vita nuova secondo la «Buona Notizia» all’interno della Chiesa, la quale agisce come un sacramento visibile che manifesta e rende operativo l’amore di Dio per l’umanità. Questa «Buona Notizia» non è semplicemente un messaggio teologico. Per noi, prende la forma definitiva di una Persona: Gesù Cristo. Come parte della Chiesa, partecipando alla vita del Corpo Mistico di Cristo, condividiamo con Cristo la sua vita, la sua missione, la sua morte e la sua risurrezione.
A partire da questa comprensione della vita nuova in Cristo, la Cst. 9 definisce il legame organico tra le tre virtù teologali: fede, speranza e carità, come il modo fondamentale di rendere testimonianza alla Buona Notizia. Per noi, la fede in Dio (che è Amore) serve da fondamento alla nostra speranza e da sostegno che ci libera dalla solitudine umana e ci inserisce permanentemente nella condizione divina. Questa fede deve essere costantemente consolidata venendo vissuta attivamente nella carità, specialmente tra le provocazioni, le prove e le sfide secolari del mondo moderno. In altre parole, la Cst. 9 stabilisce una prospettiva fondamentale dei nostri atti d’amore: noi amiamo i nostri fratelli e le nostre sorelle semplicemente perché Dio ci ha amati per primo, rendendo la nostra dedizione pratica ai fratelli e alle sorelle lo sviluppo logico e necessario dell’esperienza dell’amore preventivo di Dio.
Questa profonda esperienza di fede serve come primario principio guida della vita religiosa, ispirando profondamente i credenti a lasciare assolutamente tutto per seguire Cristo. Traendo ispirazione dalla chiamata dei discepoli a condividere la vita con Gesù e a essere inviati per prendere parte alla sua missione, la vita religiosa, come testimonianza vivente della Buona Notizia, non è intesa primariamente come un atto di annuncio del Vangelo; al contrario, noi annunciamo il Vangelo precisamente perché lo seguiamo, abbracciando un’adesione radicale che richiede tutta la nostra vita.
La Cst. 9 si conclude con l’insistenza sul fatto di affidarsi all’azione potente dello Spirito Santo. Confessare che «Gesù è il Signore» è del tutto impossibile senza lo Spirito Santo (1 Cor 12, 3), sottolineando la dimensione carismatica della nostra vocazione religiosa, che è un puro dono divino ricevuto per testimoniare in una società secolarizzata.La mia esperienza di fede come fondamento della mia intimità con Cristo
Una testimonianza di vita offerta da Padre Cyrille Mindzié Tama, SCJ, Maestro dei novizi della nostra provincia del Camerun dal 2020.
Questa esperienza trae origine da un’intimità con Cristo iniziata al mio battesimo e attraverso la catechesi che ho ricevuto durante la mia iniziazione alla fede. Questa iniziazione è cominciata nella mia famiglia, dove i miei genitori mi hanno insegnato a fare il segno della croce e mi hanno mostrato la strada verso la chiesa. La mia vocazione alla vita religiosa trova il suo fondamento in questa prima iniziazione.
La mia fede in Gesù Cristo ha ispirato un’adesione e un approfondimento della mia intimità con la persona di Cristo nel suo amore per l’umanità e nel suo sacrificio attraverso la sua morte e risurrezione. La conoscenza di Cristo porta alla fede, e la fede porta a una testimonianza profetica. La mia vocazione religiosa è quindi un impegno a seguire Cristo. È un dono d’amore ricevuto da Dio, che mi ha chiamato a seguirlo e a lasciare tutto per fare di lui il centro della mia vita. Così, la mia consacrazione è diventata la forza motrice che guida la mia vita e fonda la mia speranza.
Nella mia imitazione di Cristo, la mia vita è vissuta nella carità e secondo la spiritualità del Sacro Cuore di Gesù, profondamente legata all’esperienza di fede di Padre Dehon. La mia esperienza personale di fede è uno sforzo continuo per unirmi a quella della mia congregazione, dove l’unione di Cristo e la sua oblazione riparatrice al Padre per l’umanità guidano la mia vita di fede e la mia missione. A questo si aggiungono la celebrazione dell’Eucaristia, l’adorazione, la fedeltà nel vivere i consigli evangelici e la vita comunitaria sotto l’azione dello Spirito Santo. Ciò mi permette non solo di conoscere Dio, ma anche di farne una reale esperienza nella mia missione.
La chiamata che ho ricevuto da Dio e la mia consacrazione sono dedicate al servizio della Chiesa e dei miei fratelli e sorelle nella carità. Questa consacrazione mi motiva a riconoscere la mia responsabilità attuale: proclamare la Parola di Dio ed essere un testimone esemplare per i giovani che sto avviando alla vita religiosa.
Il carisma dehoniano mi spinge ad amare come Cristo ama, nonostante i miei limiti. Ogni esame di coscienza quotidiano cerca di determinare se la mia vita sia stata caritatevole e radiosa della riconciliazione personale e collettiva dell’umanità in Dio — una testimonianza che il Signore si aspetta da me in un mondo che sta perdendo la sua fede.
In sintesi, il progetto comunitario — nelle sue dimensioni umana, spirituale e carismatica —, se vissuto fedelmente, mi offre l’opportunità di approfondire la mia conoscenza di Gesù attraverso la lettura e la meditazione della sua Parola. Inoltre, la mia vocazione religiosa e sacerdotale mi dona un attaccamento passionale alla persona di Gesù, permettendomi di offrire attenzione, disponibilità e tenerezza ai novizi, ai miei confratelli dell’équipe formativa e al personale della comunità.
Infine, l’impegno supremo è una vita vissuta in azioni concrete. È la testimonianza di una vita d’amore che trae la sua fonte e la sua energia dalla contemplazione del Cuore trafitto di Cristo, che mi ha amato e ha dato se stesso per me(Galati 2, 20), spingendomi così, a mia volta, a rendere questo amore una realtà viva nella mia vita quotidiana.


