“Credo che ci sia una sete, nella popolazione francese…” – Intervista a padre Joseph Famerée, SCJ, sulla recente visita di Leone XIV in Francia.
Intervista con il Superiore Provinciale dell’Europa Francofona (EUF) sulla recente visita apostolica di Leone XIV in Francia e sulla missione dehoniana nei Paesi dell’Europa Francofona.
Dal 25 al 28 settembre 2026, Papa Leone XIV ha visitato la Francia, paese in cui, nel 1878, Padre Leone Dehon ha fondato la Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù. In questa intervista esploriamo con il Superiore Provinciale della Provincia dell’Europa Francofona, P. Joseph Famerée, SCJ, le principali sfide di questa visita apostolica e la missione attuale dei Sacerdoti del Sacro Cuore nei paesi dell’Europa francofona.
Padre Joseph Famerée, all’indomani della visita apostolica del Santo Padre Leone XIV in Francia, cosa le ispirano l’entusiasmo osservato nella popolazione francese e i discorsi pronunciati dal Santo Padre?
Padre Joseph Famerée: Devo innanzitutto fare una precisazione. Non ho potuto vivere dall’interno questa visita di Papa Leone XIV in Francia per la semplice ragione che, da sabato 26 settembre, mi trovo a Bologna per la beatificazione del nostro confratello, padre Martino Capelli. Ciononostante, ho cercato di seguire la visita del Papa attraverso i media.
La prima cosa che sorprende, e che sorprende tutti, è precisamente il successo straordinario di questa visita, insieme all’interesse dei francesi per la venuta del Papa. Questo interesse va certamente oltre la cerchia dei credenti. C’è un interesse, direi, trasversale ai partiti per Papa Leone XIV e certamente, soprattutto, per ciò che egli rappresenta. È ovviamente il primo responsabile della Chiesa cattolica, ma allo stesso tempo ha una responsabilità spirituale molto più ampia di quella della Chiesa. Ci si aspetta, credo, la sua parola su tutta una serie di questioni che turbano l’umanità oggi, in particolare le guerre, riprese in modo incredibile da tre o quattro anni a questa parte, così come le divisioni tra persone che cercano i propri interessi personali anziché il bene comune.
Sappiamo che il Papa ha una parola profonda, spirituale, certamente cristiana, ma che può toccare anche al di là del cristianesimo. È il messaggio cristiano, un messaggio che può raggiungere molte altre persone. Credo che ci sia una sete, nella popolazione francese in particolare, ma anche in modo più generale, di ascoltare parole di conforto e, soprattutto, di trovare una speranza nella situazione molto buia che il mondo sta attraversando attualmente.
Proprio parlando delle questioni affrontate, Papa Leone XIV, durante i suoi vari appuntamenti — sia a Parigi, a Metz o a Lourdes — è tornato più volte su questi temi scottanti, a seconda dei luoghi in cui si trovava. Pensa che il suo messaggio sarà ascoltato dai francesi?
Questo messaggio è stato certamente ascoltato. Sarà riascoltato più profondamente e messo in pratica? Non è sicuro che su tutti i punti questo messaggio verrà seguito. Ad ogni modo, credo, in base alle informazioni in mio possesso, che sia un messaggio che ha toccato molte persone, le ha fatte riflettere e che molti accolgono positivamente. Naturalmente, coloro che hanno un orientamento ideologico diverso avranno certamente delle riserve su alcuni punti, soprattutto i responsabili politici. A maggior ragione dato che Papa Leone XIV ha insistito molto sulla necessità di superare gli interessi meramente personali per lavorare insieme al bene comune di una nazione come la Francia.
Durante il suo intervento al Palazzo dell’Eliseo davanti al corpo diplomatico, si è soffermato sulla questione della laicità. Lei sa che la stampa presenta generalmente la Francia come un paese fortemente laicizzato, dove la religione tende a morire. Abbiamo tuttavia osservato tutto l’entusiasmo popolare suscitato da questa visita. Non vede in questo una forma di paradosso tra i discorsi ascoltati in precedenza e le immagini che abbiamo visto?
Senza dubbio. Innanzitutto laicità, laicizzazione, secolarizzazione: sono parole trabocchetto. Ognuno vi attribuisce ciò che vuole. È quindi molto importante definire bene il significato delle parole che utilizziamo.
La laicità francese, di fatto, si fonda sulla separazione tra lo Stato e le Chiese — all’inizio si trattava soprattutto delle Chiese cristiane —, e poi, più ampiamente, tra lo Stato e le religioni. Lo Stato non è legato ad alcuna religione in particolare. Precisamente, questa separazione, questo fatto di non essere legato a una religione particolare, mira a offrire uno spazio pubblico in cui tutte le religioni possano esprimersi, a condizione, naturalmente, di rispettare l’ordine pubblico, ecc. La laicità, nel suo senso originario per come è stata voluta, mira quindi piuttosto a offrire uno spazio di espressione alle diverse religioni, senza privilegiarne alcuna. Nella pratica, è vero che tra i difensori della laicità alcuni si sono allontanati da questa definizione originaria e sono diventati piuttosto militanti antireligiosi. Ma questo riguarda solo alcuni di loro. È una deriva e non il vero significato della laicità alla francese, fondata sulla separazione tra Stato e Chiese. Questa era prima di tutto una precisazione su cosa sia la laicità.
In un certo senso, non c’è quindi opposizione tra l’esistenza della laicità e il fatto che, ad esempio, la religione cattolica si esprima, come sta facendo in modo molteplice e abbondante in questi ultimi giorni. In realtà, non c’è opposizione. Tuttavia, quando si dice che la Francia è laicizzata nel senso negativo del termine, vale a dire che il cristianesimo vi ha perso molta influenza, bisogna riconoscere che si tratta di un’evoluzione sociologica innegabile. Ci sono meno praticanti che partecipano con regolarità alla messa domenicale. Ci sono molti meno battesimi di bambini, così come matrimoni e funerali religiosi. È innegabile.
C’è quindi un’evoluzione sociologica, ma non è per questo che la Chiesa è rimasta inattiva ed è morta. Al contrario, in questo calo sociologico dell’importanza del cristianesimo, è stato necessario che la Chiesa mettesse l’accento sull’impegno volontario e personale dei singoli cristiani e dei nuovi cristiani. E oggi, grazie a Dio, si nota un certo rinnovamento dei membri della Chiesa cattolica. Ad esempio, credo fossero 22.000 quest’anno gli adulti o i grandi adolescenti battezzati. È un fenomeno nuovo. I numeri non fanno che crescere. Vedremo se la tendenza si manterrà nel tempo, ma è del tutto notevole e non bisogna assolutamente ostacolare lo Spirito Santo.
Pensa che la visita del Santo Padre Leone XIV susciterà ulteriori nuovi impegni?
Ne sono convinto. Credo che questo, almeno per un certo periodo, accelererà il movimento. E non dimentichiamo che questa è una delle ragioni del viaggio del Papa in Francia. È venuto in Francia perché voleva rendersi conto di persona di questo rinnovamento. Ebbene, credo che non sia rimasto deluso. Anzi, a mio parere è rimasto molto sorpreso da un successo e da un fervore che superavano ogni aspettativa.
Per entrare un po’ nella vita apostolica dei Dehoniani in Francia, cosa fanno concretamente i Sacerdoti del Sacro Cuore oggi in Francia e oltre, nella Provincia dell’Europa Francofona in generale?
Proprio la Provincia dell’Europa Francofona è oggi costituita da Francia, Belgio e Lussemburgo. In totale ci sono nove comunità. Parigi è la sede provinciale e, allo stesso tempo, per il momento, la casa di accoglienza dei due postulanti. Ringraziamo il Signore anche per averci mandato due postulanti.
Questo rinnovamento di fede e di vocazione è dunque arrivato anche da voi…
Esatto. E per di più, proprio nell’anno del centenario della morte di padre Dehon. È stato l’anno scorso che hanno chiesto di poter entrare quest’anno, il 13 settembre 2026. Quindi Parigi è soprattutto la sede provinciale, ma ora anche la casa di accoglienza dei due postulanti, dove c’è tra l’altro un scolastico portoghese, Nuno, che sta terminando il suo primo ciclo in teologia, e un camerunense, padre Parfait, che sta svolgendo studi post-iniziali in materia di ecologia prima di andare ad applicare questi metodi in Camerun. Questo per quanto riguarda Parigi.
E Massy è una fraternità nel mondo popolare e operaio, in particolare con padre Antonio Tejado. Le altre comunità sono spesso legate a un impegno parrocchiale. Ma non c’è solo quello. Ad esempio, a Illkirch, vicino a Strasburgo, padre Conrad è impegnato nella pastorale dei disabili per tutta la diocesi.
A Metz sono piuttosto impegnati in parrocchia; Clairefontaine, in Belgio e Lussemburgo ugualmente. Ma Clairefontaine è anche e soprattutto un centro di accoglienza e un centro spirituale, oltre all’impegno parrocchiale.
A Bruxelles c’è sia l’impegno parrocchiale, ma allo stesso tempo abbiamo una cappella di accoglienza ed è un luogo dove accogliamo confratelli studenti. Offriamo borse di studio per studenti in studi post-iniziali. Oltre a Bruxelles, luogo della morte di padre Dehon, c’è naturalmente La Capelle, luogo di nascita di padre Dehon, dove tutti i padri sono impegnati in parrocchia, e Saint-Quentin, luogo di fondazione della congregazione, dove i due padri attualmente presenti sono anch’essi impegnati in parrocchia. Detto ciò, ciò che viene al primo posto oggi sono comunque i luoghi storici. Luoghi storici non semplicemente come siti archeologici del passato, ma luoghi in cui si è legati alla popolazione locale e la si anima. Quindi è certamente questo ciò a cui dobbiamo mirare maggiormente nel futuro immediato: rendere questi luoghi storici molto più vivi e accoglienti anche per pellegrinaggi della congregazione, visite, ecc. Credo quindi che metteremo l’accento su questo, così come stiamo già mettendo l’accento sulla formazione spirituale che possiamo offrire in un centro spirituale come Clairefontaine, ma anche a La Capelle. È su questo che vogliamo insistere affinché i nostri luoghi storici, situati nella nostra provincia madre, siano luoghi veramente vivi.
Può dunque affermare, per concludere, che la Francia resta e rimane la figlia primogenita della Chiesa?
La Francia come tale lo ridenterà forse, chi lo sa? Ma lo è certamente per vocazione e per le sue radici. Qualunque sia la situazione, io cerco di essere pieno di speranza, pieno di fiducia in Dio, nella sua opera e nella sua grazia. E quindi non sono preoccupato per il futuro della nostra provincia dell’Europa francofona. Conto molto, tra l’altro, sulla collaborazione internazionale della nostra congregazione per continuare a far vivere i luoghi più importanti della nostra provincia.
Padre Joseph Famerée è Superiore Provinciale dell’Europa Francofona dei Sacerdoti del Sacro Cuore. È anche professore emerito della Facoltà di Teologia dell’Università Cattolica di Lovanio, di cui è stato decano nel 2012-2015.


