11 aprile 2021
11 apr 2021

La morte di Hans Küng

La morte di Hans Küng sopravvenuta all’età di 93 anni ha rimescolato oltre 50 anni di dialettica teologica e di confronti serrati tra sostenitori della continuità dello spirito innovatore del Concilio vaticano II e chi, temendo dei debordamenti dottrinali, ha cercato di incanalarne i processi nel solco della tradizione di controllo dei dicasteri romani.

di  Franco Valenti
Settimananews

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Post Concilio: un tempo di sfide

La ventata di novità aveva innescato sfide ambiziose, sia nelle forme dell’annuncio evangelico che nella ricerca di nuove modalità di essere testimoni in un tempo di profonde trasformazioni sociali e culturali. Dopo i primi anni di entusiasmo gli ostacoli si sono subito rivelati. Per i guardiani dell’ortodossia cattolica romana quelle fughe in avanti rischiavano di delegittimare le funzioni di controllo e di tutela della tradizione.

Lo spostamento dei recinti per allargare gli spazi di legittimità della ricerca teologica sembrava mettere in dubbio gli assiomi di una ortodossia immutabile e da rispettare. Le linee di demarcazione degli spazi della salvezza che da cattolico-centrica andava assumendo aspetti sempre più universali faceva presagire uno stemperamento delle verità rivelate.

Gli anni ‘70 del secolo scorso hanno visto diversi teologi venire privati della missio canonica dell’insegnamento nelle facoltà di teologia, soprattutto a chi si stava occupando di materie come la morale e l’ecclesiologia.  Altri sono stati richiamati a correggere parte delle proprie tesi e dei propri scritti.

La motivazione sottesa era dettata dalla necessità di difendere la Chiesa dal rischio di diventare ostaggio di movimenti segnati da varie forme di relativismo religioso.  La questione della Salvezza di tutti e per tutti, sin dalle origini della creazione, ha aperto una quæstio la cui disputazione è ancora in corso.

Küng, il comunicatore

Hans Küng, grazie alla sua grande capacità comunicativa, da una parte, alla sua collocazione geografica in area geografica protestante con docenza in università di Stato, dall’altra, ha saputo offrire risposte a quesiti fondamentali della Chiesa di fine millennio, circa, ad esempio, le strutture di potere e di comando e riguardo al significato del celibato sacerdotale piuttosto che dell’assenza delle donne nei ministeri della Chiesa.

È soprattutto a causa del suo testo sull’infallibilità del papa che, nel 1979, gli è stata tolta la facoltà di insegnare in nome e per conto della Chiesa cattolica. In quel periodo il collega di insegnamento di dogmatica era Walter Kasper, che nel 1989 diventerà vescovo della diocesi di Rottenburg-Stuttgart, in cui ha sede la facoltà di teologia cattolica di Tubinga. È intervenuto allora il governo del Land Baden-Wurttemberg per garantirgli la continuazione del suo impegno teologico, assicurandogli una cattedra.

La sua incessante produzione letteraria, accessibile al largo pubblico, gli è valsa una notorietà indiscutibile e per questo assai problematica per gli assetti ecclesiastici romani. Di sicuro non era un ingenuo, sapeva perfettamente quali fossero le ricadute possibili delle sue sfide. Non per nulla alcuni titoli dei suoi libri di memorie – e quindi di vita vissuta – contengono la parola “battaglia”, a designare il suo percorso impegnato a mantenere una “libertà conquistata”.

È stata una persona animata anche da una grande stima di sé stesso e delle proprie capacità, sempre in grado di mettersi in mezzo al cerchio, per interloquire con tutti, a tuti i livelli e su tutti gli argomenti possibili, pur riconoscendo i propri limiti in materie diverse dalla teologia e dalla filosofia.

Il suo impianto di rigorosa ricerca e di sistematizzazione degli argomenti rispecchia la struttura delle summæ teologiche del passato. Non gli mancavano chiarezza e coerenza di contenuti e di forme. La Herder Verlag lo ha onorato con la pubblicazione di 24 volumi della sua produzione teologica: un tributo riservato solo a pochissimi testimoni chiave del ‘900.

Non solo critica alla Chiesa

Ma Hans Küng non è stato solo il critico della Humanae vitae, l’enciclica che ha suscitato perplessità in buona parte della teologia d’oltralpe; e neppure solo della messa in discussione della infallibilità del papa: questione tuttora aperta a varie interpretazioni nell’approfondimento degli ambiti in cui l’infallibilità trova la sua legittimazione, tra servizio alla Chiesa e gestione di apparati. Già il Concilio di Gerusalemme aveva indicato la strada per dirimere temi sensibilità all’interno della Chiesa delle origini.

Hans Küng è stato soprattutto un teologo dell’ecumene, capace di mettere al centro della sua attività l’intuizione della necessità di pensare ad un’etica globale, in grado di superare gli steccati spinosi dei recinti delle religioni. Poco dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, davanti all’Assemblea dell’ONU, ha ribadito che, di fronte ai processi della globalizzazione e alla minaccia di scontri di civiltà, occorreva promuovere un’etica globale, non semplicemente quale ideale ottimistico ed ingenuo, bensì quale visione realistica della speranza.

Il suo testo del 1993, elaborato durante il Consiglio del Parlamento delle Religioni a Chicago, rimane un documento ancora del tutto valido. È infatti indiscutibile la funzione e il ruolo delle religioni, sia nella costruzione sia nella legittimazione dei conflitti. Ma le religioni possono avere anche e soprattutto un ruolo nello sviluppo di percorsi di riconciliazione e di ricostruzione della fiducia reciproca.

Il ’900, il secolo dei nazionalismi esasperati, della polarizzazione di interessi di parte, giunti fino alla determinazione di cancellare dalla faccia della terra interi popoli, ha visto svanire le promesse del socialismo reale e del liberismo economico, in confronti distruttivi tra interi continenti del pianeta. La cultura necessitava quindi di un nuovo paradigma di relazioni, di una nuova ottica per comprendere in modo globale, olistico, tutte le interconnessioni e le interdipendenze che legano popoli e paesi, e, con loro, le religioni professate.

Il principio di umanità

Il suo progetto Weltethos, Etica Globale, che si fonda sul principio di umanità, ha visto la realizzazione della Fondazione da lui istituita e presieduta fino all’insorgere della malattia che progressivamente gli ha impedito di leggere e di scrivere. Si tratta di un progetto che ha dimostrato tutta la sua validità e attualità, anche se in Italia a dire il vero, non ha suscitato molto interesse.

La sua diffusione ha toccato soprattutto contesti di pluralità confessionale e religiosa, suscitando speranze e movimenti di dialogo in tutti i continenti. Non è stata solo la formulazione di un’idea, bensì di un concreto programma educativo, in grado di coinvolgere generazioni del futuro di questa nostra umanità.

Il suo pensiero e la sua azione si sono accomunati a quanto elaborato anche da altri grandi padri del dialogo interreligioso, quali Raimon Panikkar o Jacques Dupuis. Per rafforzare la dimensione di trasversalità di tutti i saperi, nella necessità del dialogo e della condivisione, a Tubinga è nato anche il Weltethos Institut, una accademia che raccoglie aspettative e progetti di studenti di tutte le facoltà della città, atta a reinterpretare, in chiave policentrica e globale, i valori fondanti di tutte le civiltà umane, alla cui radice sta sempre l’etica della regola d’oro: «tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (Mt. 7,12).

La diffusione del messaggio è stata affidata ad una mostra di 16 pannelli, di cui 8 dedicati alla conoscenza degli elementi fondamentali delle maggiori religioni del pianeta e altri 8 a ricordare i valori fondanti di tutte le civiltà. Questa mostra è stata tradotta in più lingue ed è stata esposta in diversi ambiti della vita pubblica, con priorità nelle università e nelle scuole superiori. Non sono mancati anche progetti di catechesi per bambini e scolari delle primarie, perché la cultura della tolleranza e della pluralità necessita di essere praticata sin dagli anni della prima formazione, per poter diventare habitus di vita.

Küng e Francesco

L’avvento al soglio pontificio di Francesco ha riacceso in Hans Küng il desiderio di un abbraccio fraterno all’uomo di fede che ha fatto dei valori del poverello di Assisi il suo programma pontificio: una risposta attesa da anni.

Le politiche ecclesiali di papa Giovanni Paolo II prima e di Benedetto XVI poi, sembravano aver messo la parola fine alla possibilità di una riconciliazione autentica, nel rispetto e nella dignità reciproca.

L’incontro con l’uomo Josef Ratzinger a Castelgandolfo è stato, in effetti, un primo passo per ritrovare lo spazio del dialogo. D’altra parte, Küng non aveva dimenticato le modalità con cui era stato chiesto al grande teologo morale bavarese Bernard Häring – morto il 3 luglio del 1998 – di correggere alcune sue posizioni “critiche” in materia di morale.

Nel suo libro Meine Erfahrung mit der Kirche il grande moralista della seconda metà del ’900, narra le pressioni subite dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.

Perseverare

Definire Hans Küng come il ribelle dei dogmi della Chiesa è una inaccettabile e distorta semplificazione del suo pensiero e della sua opera. Non si può negare il suo carattere schietto e diretto, ma, con questo, Küng ha sempre mostrato coerenza e affetto nei confronti della Chiesa, di cui si è sempre sentito membro attivo.

Non ha accolto le sirene di chi lo ho invitato ad aprire solchi incolmabili. Ha scelto la perseveranza nella ricerca di risposte alle domande che fede e ragione gli ponevano ogni giorno. Ha avuto il coraggio di sollevare le ancore – come del resto hanno fatto alcuni altri suoi predecessori – per avventurarsi nel mare dalle acque agitate della contemporaneità, per poter parlare alle donne e agli uomini di oggi di una salvezza universale, voluta da Dio, sin dalle origini del mondo.

La salvezza universale trova il suo completamento nella venuta di Cristo, ma ciò non dilegua l’alito di Dio sull’intero universo, non modifica ciò che è “da sempre”.

La dialettica, talvolta brusca, nella critica ad alcuni documenti del magistero, non era in lui dettata da pregiudizio e opposizione alla autorità papale: voleva manifestare sempre la libertà di pensare altrimenti le funzioni e la missione della Chiesa in una umanità in piena evoluzione. Probabilmente è stato uno dei teologi più letti dalla “gente” – del tutto laica, poco credente oppure credente e praticante – negli ultimi 50 anni. Non è affatto escluso che la sua opera abbia portato abbondanti frutti, rafforzando la fede trinitaria e l’amore per la Chiesa.

I suoi ultimi anni sono stati segnati dalla misericordia, dalla riconciliazione e dalla consolazione, grazie all’affetto e alla stima espressagli, in più occasioni, da papa Francesco.

Proprio in occasione del passaggio della presidenza della Fondazione Weltethos al suo successore Eberhard Stilz, Hans Küng ha voluto leggere il biglietto inviatogli da papa Francesco. La commozione per quelle parole di affetto e amicizia hanno colpito tutti gli amici presenti: finalmente la communio tra le sorelle e i fratelli ha preso il sopravvento sulle incomprensioni e le contrapposizioni spesso alimentate da distorte narrazioni di parte.

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