22 aprile 2016
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P. Dehon e L’ Anno Santo 1900

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Nel 1900 si celebrava, soprattutto a Roma, l’Anno Santo, promulgato dal papa Leone XIII. Che cosa ne pensava P. Dehon? Nel dicembre 1899 si pronuncia sulla Chronique della sua rivista “Le Règne du Coeur de Jésus dans les âmes et dans les sociétés”:

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“L’Anno Santo: a Roma non si parla d’altro che dell’anno santo. Anno Santo. Tutte le fantasie lavorano. Il Santo Padre è felice di pensare che un gran numero di suoi figli, i cattolici di tutta Europa e anche da più lontano, verranno a ricevere le grazie del giubileo. Sarà un rinnovamento spirituale per il mondo cattolico. L’attaccamento a Roma aumenterà. Si pregherà molto. Dio sarà contento dei suoi figli e avrà pietà della Chiesa e delle nazioni”. (Chroniques du Règne, Dicembre 1899, CHR 1899/340)

Il fatto che il Giubileo costituiva un avvenimento religioso ed economico di primaria importanza non sfugge al Dehon:

“Il popolo devoto dei vecchi Romani si rallegra al pensiero che vi saranno delle belle cerimonie e innumerevoli pellegrini. Gli albergatori e i commercianti di oggetti di devozione si aspettano di vedere colare fiumi d’oro. Anno Santo! Anno Santo!”

“Ci aspettiamo molto da questo giubileo… Quante preghiere saranno fatte ovunque! Quante missioni compiute! Quante coscienze purificate! Non sarà ancora la perfezione universale, non è realizzabile. Ma ci saranno più dei dieci giusti di Sodoma”.  (CHR 1899/340)

Nello stesso tempo P. Dehon sottolinea che il Giubileo non mira unicamente e neanche soprattutto alla santificazione personale. Egli afferma:

“il carattere sociale e democratico del giubileo… Leone XIII ha in diverse encicliche mostrato allo Stato la sua missione che è grande e bella, ma subordinata al regno di Dio… il regno sociale di Cristo, è lo spirito del giubileo… Esso ha anche un carattere democratico. Non sono i principi che il Papa invita, è la gente, o meglio il popolo cristiano ed egli ama vederli venire in forme democratiche… Al gran giorno dell’apertura della Porta Santa, i circoli, i sindacati, le casse rurali, i comitati erano rappresentati là” (Chroniques du Règne, febbraio 1900, CHR 1900/19)

Molto tipiche di Leone Dehon le ultime parole conclusive. Soprattutto in Francia regnava in diversi ambienti una certa angoscia per la fine del secolo. Il P. Dehon vi oppone il suo ottimismo e il suo attivismo:

“Abbiamo dunque fiducia nella misericordia di Dio. D’altra parte la sfiducia non serve a nulla se non a paralizzare le anime e a snervare le volontà”. (Chroniques du Règne, dicembre 1899, CHR 1899/341)

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