06 giugno 2021
06 giu 2021

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Intervista con p. João Nélio Pereira, superiore provinciale dei dehoniani del Portogallo.

di  Zeferino Policarpo

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Con il 1 luglio inizierai il tuo primo mandato come superiore provinciale dei dehoniani del Portogallo. Hai già esperienza di governo essendo stato eletto due volte come consigliere provinciale. Come vivi questo nuovo incarico?

Essere consigliere è una realtà, essere provinciale è un’altra cosa. È con un certo timore e tremore che mi preparo ad assumere questo servizio che mi viene chiesto. Dio sarà con me e mi aiuterà. Sono nelle mani di Dio e spero che mi guidi in questo cammino, in questa nuova missione.

In un intervista rilascia all’agenzia Ecclesia hai detto che “Non abbiamo edifici immutabili, ma stiamo trovando in ogni tempo e in ogni situazione modi per riadattare quegli spazi per ciò che è necessario”. Quali sono le cose necessarie da fare nei prossimi tre anni?

Il mondo sta cambiando. La pandemia sta cambiando un po’ la nostra società. I tempi a venire sono tempi per riposizionarci in mezzo a questo mondo. Uno dei modi potrebbe essere quello di mettere le strutture al servizio della società che sta diventando sempre più anziana. Possiamo anche utilizzarle per il sostegno spirituale ai gruppi cristiani, come già avviene nei nostri Centri di Spiritualità. È una sfida a ridimensionare la situazione attuale della Provincia. La missione di una volta può non essere esattamente la missione di adesso. Sarà sempre necessario fare un discernimento su ogni struttura.

I dehoniani celebrano il 75º anniversario di presenza nel Portogallo e il 55º anniversario della creazione della Provincia. Queste ricorrenze suscitano due domande:  La prima: come sta celebrando la Provincia questo giubileo?

Si sta preparando una “storia della Provincia” di questi 75 anni. Ci saranno anche momenti di incontro e di festa. Più che celebrare il passato, è importante celebrare il presente. Alla fine di questi 75 anni abbiamo bisogno di una nuova sfida che ci coinvolga tutti come Provincia. È un’opportunità per la definizione di una missione che ci coinvolga e ci entusiasmi.

La seconda domanda: Essendo una Provincia ancora giovane ci sono confratelli – quelli italiani che hanno aiutato a costruire la Provincia e i primi confratelli portoghesi – che si invecchiano. Pensi in un modello, una strategia per affrontare questa realtà dell’invecchiamento dei confratelli?

L’invecchiamento è una realtà della società che riguarda anche noi. Abbiamo un debito di gratitudine verso gli anziani e il modo in cui li trattiamo è un modo per ringraziarli della loro dedizione alla Provincia. È molto importante che in ogni comunità i confratelli più anziani siano seguiti dai più giovani. Credo che i confratelli anziani possano umanizzare molto le nostre comunità. Dobbiamo garantire spazi dove ci sia comfort per gli anziani e presenza della comunità affinché gli anziani confratelli non siano isolati.

Sei stato nominato in un momento della Chiesa portoghese molto importante per il mondo giovanile (e non solo): nel 2023 si celebrerà la giornata mondiale dei giovani a Lisbona. Che ruolo avranno i dehoniani e pensate di preparare specifiche proposte per i dehoniani del mondo?

Essendo così coinvolti nella Chiesa in Portogallo con le parrocchie che abbiamo e con i vescovi dehoniani che sono in alcune diocesi del nostro paese, il nostro grande contributo è quello di affascinare i giovani a partecipare alla Giornata e questo è un lavoro che già si sta facendo. Come congregazione, insieme ad altri Istituti, saremo legati al Sacramento della Riconciliazione. Abbiamo alcuni sacerdoti che sono coinvolti nella preparazione degli spazi e nell’organizzazione del sacramento. Come già in precedenza, stiamo anche progettando l’incontro europeo della gioventù dehoniana in Portogallo, dove possiamo sentirci tutti uniti intorno a una spiritualità, intorno a un carisma.

La Pandemia ha segnato e segna ancora oggi programmi e relazioni. Cosa significa essere provinciale nel contesto di una pandemia mondiale?

La missione di un Superiore Provinciale è quella di accompagnare le comunità, i confratelli e di animarli. E in questa post-pandemia che già cominciamo a intravedere con un mondo che cambierà molto, il mio ruolo è di essere attento in questo discernimento perché la Provincia non rimanga indietro, ma accompagni il cambiamento del mondo.

La Famiglia dehoniana in Portogallo è una presenza significativa. Sarà una delle priorità del nuovo direttivo?

Più che assistere la Famiglia Dehoniana, si tratterà di rilanciare la Famiglia Dehoniana. Partendo da una Famiglia che vive una spiritualità possiamo arrivare molto più lontano.

 Un messaggio ai confratelli…

Non esiste un provinciale senza una provincia. Non esiste un provinciale solo, isolato. Solo possiamo fare qualcosa se siamo insieme in una missione con una meta, radicata in questo amore del Cuore di Gesù che Padre Dehon ha indicato come modello della nostra vita. Insieme possiamo essere una risorsa per la Chiesa in Portogallo. Vorrei tanto contare sull’aiuto di tutti.

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