18 dicembre 2020
18 dic 2020

Grazie alla serva, si riconosce il Signore

di  André Vital Félix da Silva, vescovo scj

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In quest’ultima domenica di Avvento, la liturgia ci presenta la figura di Maria come modello di preparazione al Natale del Signore. Tra le tante persone che nel corso della storia sono state in armonia nell’attesa del Messia, lei è l’unica che ha avuto la piena e perfetta esperienza del Natale. Perché non ha visto solo il compimento della promessa di Dio che ha inviato il suo Figlio nel mondo, ma in lei e con la sua collaborazione, quella promessa si è compiuta: “Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio“. Possiamo dire che se per noi il Natale è una realtà che ci abbraccia dall’esterno, in Maria si è verificato il processo opposto, cioè è stata presa dal di dentro da questo mistero dell’Incarnazione. Infatti “il Figlio di Dio non scende dal cielo in un corpo adulto, plasmato direttamente dalla mano di Dio (Gen 2,7), ma entra nel mondo come ‘nato da donna’ (Gal 4,4), salvando il mondo dall’interno” (Cristo, Festa da Igreja, p. 185).

Più che spiegare come si è svolto il mistero dell’Incarnazione, il Vangelo di oggi ci invita a contemplare questa verità che supera ogni nostra comprensione, ma non è fuori dalla nostra portata, poiché è la storia della redenzione dell’umanità per il cui compimento Dio ha voluto contare sulla collaborazione degli esseri umani.

L’intuizione profonda di sant’Agostino: “Dio, che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te“, vale perfettamente per Maria. In lei troviamo infatti il sì dell’umanità chiamata da Dio a collaborare alla realizzazione del suo piano di salvezza. Contare sulla collaborazione dell’altro non indica impotenza o dipendenza, ma rivela la grandezza del potere dell’umiltà. Pertanto, il piano di Dio di contare sulla collaborazione umana non diminuisce in alcun modo la sua potenza, perché tutto si realizza perché prende l’iniziativa: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra“. Ma questo potere si manifesta con tutta la sua forza nella Sua umiltà. Pur essendo l’Onnipotente, Egli ha voluto “aver bisogno” della sua creatura più amata, l’essere umano creato a sua immagine e somiglianza, non solo per rivelargli che è il Creatore che può fare tutto, ma che ha creato per manifestare che è il Dio misericordioso che vuole avere i suoi figli vicino a Lui per amarli permanentemente.

Se fino ad allora l’esperienza del popolo d’Israele davanti a Dio era stata di paura e di tremore, data la sua onnipotenza e maestà, l’Incarnazione inaugura un nuovo tempo nel rapporto con Dio, non più di paura, ma di amorevole vicinanza: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso a Dio”.

Con Maria, l’umanità è chiamata ad avere un’esperienza senza precedenti, cioè ad avvicinarsi a Dio senza timore, perché Egli ha preso l’iniziativa di avvicinarsi a noi: “Il Signore è con te“. In Maria, Dio non solo si è mostrato al fianco del suo popolo, ma si è spesso rivelato al popolo d’Israele, ma è diventato uno di loro. Tutta la storia dell’Antico Testamento è un annuncio che Dio, sebbene l’uomo abbia scelto di abbandonare la sua amicizia, Egli, il suo Creatore e Signore, non ha mai rinunciato: “Sono stato con te dovunque sei andato” (1a lettura). Non a caso, nella profezia applicata al Messia, Dio ha voluto che il suo unto fosse chiamato Immanuele (cfr Is 7,14), Dio con noi, affinché il suo popolo fosse condotto dalla paura di presentarsi davanti a Dio a causa dei peccati all’amore di essere con lui a motivo del suo perdono.

L’angelo, affidando a Maria la missione di dare nome “Gesù” rivela che Maria annuncerà la nuova e definitiva profezia: “Dio salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Gesù: dall’ebraico, Dio salva). Se tutto l’Antico Testamento, dal no di Adamo ed Eva, con tutte le sue conseguenze, è stato uno sforzo per riportare il popolo a Dio, il Nuovo Testamento si apre con il sì di Maria, e la storia della salvezza raggiunge il suo culmine, cioè Dio diventa uno di noi, assume la nostra condizione, la nostra carne, e stabilisce la sua dimora in noi.

Sembra troppo grande poter contare sulla collaborazione di un’umanità povera e impotente: “Come avverrà questo?”. Ancora una volta, la fedeltà di Dio si manifesta a coloro per i quali nulla è impossibile. Dobbiamo riconoscere i segni della sua azione: “Elisabetta, tua parente, ha concepito un figlio, perché nulla è impossibile per Dio“.

La difficoltà di riconoscere che Dio “ha bisogno” di noi è segno di una mancanza di umiltà da parte nostra, perché si tratta di riconoscere che siamo umili. Se riconosco che ho bisogno di qualcosa o di qualcuno, si apre la possibilità di riconoscere che anche l’altro può avere bisogno di me.

Nella risposta di Maria: “Ecco la serva del Signore” non solo manifesta la sua umiltà e la sua disponibilità a collaborare al piano di salvezza che le è stato chiesto e rivelato, ma rivela chi è il suo Signore. Se a lei viene  chiesto di collaborare, c’è una sola ragione per farlo: Egli è l’umile e servo onnipotente, che può essere servito solo da chi ha la forza dell’umiltà.

Maria ci aiuta a vivere veramente il Natale accogliendo umilmente Colei che ha voluto diventare la Serva di tutti, perché è la Serva della Serva per eccellenza.

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