11 December 2020
11 Dec 2020

Senza identità non c’è missione

© photo credit: papoinverso
di  André Vital Félix da Silva, vescovo scj

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Ancora una volta la liturgia dell’Avvento ci presenta la figura di Giovanni Battista come un importante riferimento in questo cammino di preparazione per accogliere il Salvatore. Il Vangelo di questa III domenica mette in evidenza due elementi fondamentali e inseparabili del Profeta: la sua identità e la sua missione. In altre parole, chi è Giovanni Battista e cosa è venuto a realizzare. Giovanni è “un uomo inviato da Dio“; a questo punto assomiglia a tanti altri che, in tutta la tradizione biblica, sono identificati come inviati da Dio, specialmente dai profeti. Tuttavia, il suo nome “Giovanni” rivela qualcosa di specifico della sua missione; in ebraico significa “Dio è misericordioso“. Pertanto, Giovanni è la prova concreta che Dio adempirà le sue promesse, cioè visiterà il suo popolo per liberarlo. Il profeta Giovanni è colui che è inviato per eccellenza perché mostrerà colui che non solo parlerà della misericordia di Dio, ma mostrerà misericordia al suo popolo. A differenza di tutti gli altri inviati, egli viene a testimoniare (in greco: martyria) la luce “perché tutti credano attraverso di lui“.

L’identità e la missione del precursore lo rendono inconfondibile. Tuttavia, solo chi accetta la sua testimonianza potrà prepararsi adeguatamente a riconoscere Gesù come la vera luce e quindi ad essere da lui illuminato. I futuri oppositori di Gesù (autorità ebraiche) inviano anche alcuni uomini (sacerdoti e leviti) a Giovanni Battista per chiedergli della sua identità e della sua missione: “Chi sei e perché battezzi?“. Prima ancora di dire chi era, Giovanni insiste nel non essere confuso con ciò che non è: “Non sono il Cristo (Messia)…”

Quando si tratta di identità, è importante non confondersi con ciò che non si è; altrimenti diventerà impossibile capire quale sia la sua missione. D’altra parte, nel vivere coerente la missione, si consolida l’identità inconfondibile della persona. Giovanni non permette che la sua identità sia confusa, quindi in una triplice negazione esprimo ogni dubbio: non è il Messia, non è Elia, non è il Profeta.

L’essere umano è spesso tentato di forgiare la propria identità cercando di affermare di essere ciò che non è, solo per assicurarsi l’accettazione e il riconoscimento da parte dell’ambiente in cui si trova, anche se questo gli costa l’alto prezzo della mancanza di autenticità. È impegnativo riconoscersi, soprattutto quando l’incontro con la propria verità richiede umiltà per il cambiamento, per un’autentica conversione, frutto dell’incontro con colui che è la vera luce e quindi non permette di vivere all’ombra di una mancanza di identità o sotto un’apparenza che camuffa la verità che libera.

Giovanni è convinto della sua identità e quindi può dire qualcosa di sé, naturalmente senza isolare la sua identità dalla sua missione: “Io sono la voce che grida nel deserto“. Riconoscendosi come la voce che grida, ammette che la sua esistenza è intimamente legata alla Parola creatrice, come afferma lo stesso Prologo evangelico: “Tutto è stato fatto attraverso di lui (Logos: Parola) e senza di lui nulla è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv 1,3). Pertanto, è molto pericoloso per gli esseri umani voler parlare della propria identità senza questa verità fondamentale, cioè il rapporto intrinseco con il Creatore, che li ha chiamati all’esistenza per la potenza della Sua Parola. Questo “Verbo si è incarnato e ha abitato in mezzo a noi” (Gv 1,14), questa è la realtà più coerente su cui possiamo costruire la nostra identità, perché non siamo solo esseri storici persi in uno spazio senza direzione. Coloro che hanno accolto la Parola, “hanno ricevuto il potere di diventare figli di Dio, coloro che credono nel suo nome” (Gv 1, 12). Per questo Giovanni Battista è venuto a testimoniare la luce, affinché tutti possano credere. Credere nella Luce ed esserne illuminati non è un’opzione per l’essere umano che cerca di conoscere la sua identità e la sua missione, ma è il modo per scoprire la sua verità. La fede non è la possibilità di conoscere questa verità, ma la capacità di accettarla, perché senza di essa non ci sarà l’esperienza della libertà desiderata, unica condizione per consolidare la propria identità.

Giovanni Battista, oltre a ratificare la sua identità di illuminato dalla vera luce, non si libera di questa condizione, ma al contrario, riconosce che la sua missione è radicata nell’umiltà e, per questo motivo, afferma di essere ancora meno di un semplice servo, perché non è degno di servire la vera Luce: “Colui che viene dopo di me, dal quale non sono degno di sciogliere la cintura di sandalo“.

Il Precursore del Messia non si lascia confondere e, quindi, diventa veramente un testimone.

L’Avvento è un buon momento per ripensare come stiamo vivendo alla luce della nostra identità di cristiani. È un tempo che ci invita ad avere il coraggio di Giovanni Battista di riconoscere ciò che non ci identifica come persone illuminate dalla Parola. Non basta pretendere di essere cristiani, bisogna abbandonare ciò che nega questa stessa identità, perché confonde e indebolisce la missione, non diventa una testimonianza convincente. L’Avvento è il tempo di andare verso la vera Luce, che attraverso la fede riconosciamo come fonte di vita piena, perché ci dà identità e ci affida una missione nel mondo.

La pluralità di scelte all’orizzonte della vita non ci impedisce di assumere il diritto inalienabile di avere un’identità riconosciuta e rispettata. Anche se ci troviamo di fronte all’opposizione, alle persecuzioni e persino ai tentativi di distruggere la nostra identità cristiana e cattolica, impedendo la nostra missione nel mondo, non dobbiamo rinunciare a testimoniare questa nostra identità di Figli di Dio, creati a sua immagine e somiglianza e costretti dal suo Figlio unigenito, di cui celebriamo la nascita e di cui attendiamo la venuta definitiva.

Il coraggio di proclamare la vera luce garantirà la nostra identità; l’umiltà di testimoniare questa verità ci confermerà nella nostra missione nel mondo. Rinunciare al coraggio di assumere la nostra identità e perdere l’umiltà nel compimento della nostra missione sarà il grande ostacolo per essere veri testimoni della Luce.

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