24 January 2016
24 Jan 2016

I dehoniani nella fragile Europa

di  Rinaldo Paganelli,scj

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Le ultime dalla cronaca raccontano, di correnti sotterranee e sonori smottamenti nell’ordine democratico, politico, socio-culturale, economico, industriale e finanziario di molti Paesi-membri dell’Europa, di crisi multiple che non promettono niente di buono per la tenuta del governo collettivo europeo.

Quanto all’Europa, quella esiste da ben prima della EU e continuerà ad esistere, ma non ha mai avuto una struttura politica unitaria se non per brevissimi periodi: l’impero di Carlo Magno si è subito dissolto e l’impero degli ottoni era irrilevante. I popoli europei hanno sempre sentito come oppressivo il dominio di altri popoli europei su di loro.

Questo magnifico progetto nato dalla lungimiranza dei padri del dopoguerra si sta sgretolando sotto i colpi del populismo, del ricorrente nazionalismo, della xenofobia arrembante. Si assiste alla scomparsa di identità politiche chiare e definite, alla crisi delle grandi famiglie tradizionali, socialismo e popolarismo, e all’ascesa di partiti e movimenti che, anche quando esprimono proposte in parte condivisibili, difettano di una cultura di governo matura e adeguata ai tempi difficili che stiamo attraversando.

Di fronte alla barbarie terrorista cui stiamo assistendo, di fronte alla necessità di dirimere la crisi libica e, prima di tutto, quella siriana e irachena, sconfiggendo il mostro dell’ISIS avvertiamo fortissima l’esigenza di ribadire un concetto apparentemente scontato ma, decisivo: o l’Europa si dota di un’identità forte e solidale o non avrà un domani.

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Nel grande gioco politico ogni giorno di più spicca la solitudine della vecchia Europa, il puzzle irrisolto della sua impotenza collettiva insieme all’incapacità di risolvere equazioni di potere mondiale sempre più difficili e incerte. La crisi dei rifugiati, inattesa nelle sue dimensioni, ha mandato in tilt l’Europa. Siamo di fronte a un continente che si chiude e innalza muri di filo spinato e steccati invalicabili nei confronti dei migranti.

È fuori luogo pensare di fermare gli spostamenti degli esseri umani, pensare di bloccare chi fugge da inferni nei quali ormai da tempo si muore di fame. Credere di poter arrestare gli sbarchi sulle nostre coste o il transito via terra lungo la rotta balcanica, significa seguire una visione miope e priva di alcuna lungimiranza. Di fatto, vengono assassinati i principi sui quali si fonda l’Unione Europea, primo fra tutti quel valore essenziale che è la solidarietà. Un’Europa disumana e non più solidale, in preda al terrore e alla paura del diverso, è, al tempo stesso, un’Europa debole, assente e sostanzialmente inutile intorno ai tavoli nei quali si decidono le sorti del mondo.

I fatti riportati ci dicono che manca un’idea di futuro, una visione e una prospettiva, quello che un tempo si sarebbe chiamato un orizzonte, Da troppo si importa nella cultura un degrado morale profondo, mode e stili di vita decadenti. Questo ci ha reso diffidenti e litigiosi tra di noi ma supini e remissivi di fronte a situazioni a noi estranee e inaccettabili. In tal modo si rischia di compromettere definitivamente le sorti delle giovani generazioni.

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