01 marzo 2016
01 mar 2016

I migranti e i profughi: un appello che non si ferma

di  Carlos Enrique Caamaño Martin, scj
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migranti-profughi ITAbbiamo cominciato la quaresima e la Parola di Dio non smette di ricordare che la carità è al centro della rivelazione di Dio. Che i bisognosi hanno sete e fame di carità e solidarietà.

Non è piuttosto questo il digiuno che voglio… Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Is 58,6-7

È come dice il Vangelo: “…ero straniero e mi avete accolto” Mt, 25,35.

Papa Francesco ci ha detto nel suo messaggio per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2015: “Chiesa senza frontiere, Madre di Tutti”, che di fronte alla globalizzazione del fenomeno migratorio occorre rispondere con la globalizzazione della carità e della cooperazione, in modo da umanizzare le condizioni dei migranti.

Questo appello non è originale del Papa, lui è voce di quello che alla luce dello Spirito ha colto come uno dei più grandi problemi dell’umanità oggi.

La quaresima nell’anno della Misericordia

In quest’anno della misericordia sentire la Parola di Dio dire chiaramente: “introdurre in casa i miseri, senza tetto”, è un appello che ci ricorda quella domenica del 6 settembre 2015, dove nella preghiera dell’Angelus, il Papa, guardando alla prossimità del Giubileo della Misericordia ha invitato tutte le comunità religiose ad accogliere una famiglia di profughi, come risposta concreta di fronte a questa tragedia umana che soffrono migliaia di persone che fuggono dalla morte sia per la guerra che per la fame.

Misericordia. Sulle traccia di Dio

Il Governo generale volendo essere fedele al Vangelo ha fatto la scelta di quei poveri che sono stati generati dai processi di migrazione e globalizzazione contemporanei:

“Come figli di padre Dehon vogliamo dare risposte vere e un aiuto concreto ai bisogni e alle necessità che si producono a causa dei fenome¬ni di migrazione e globalizzazione del nostro tempo”.

Questo pronunciamento si declina in un impegno concreto di misericordia:

“Fare in modo che ogni entità dia una risposta concreta alle sfide della migrazione”.

Comitato dei migranti e profughi nella nostra casa di Roma

La nostra casa generalizia (Roma I) e il Collegio Internazionale (Roma II), all’inizio di questo anno academico 2015-2016, ha cominciato un camino di riflessione e di ricerca per dare concretezza a una sfida non facile. Ma sappiamo che la speranza sempre ha una dimensione di lotta.

Come primo passo abbiamo creato un comitato con alcuni membri che compongono la comunità di Roma (Curia generale, collaboratori, studenti). In questo comitato sono rappresentati tutti i continenti nei quali siamo presenti nel mondo.

Cosa stiamo facendo

Abbiamo cominciato un camino di ricerca d’informazione con alcuni organismi e comunità che lavorano in questo campo (Comunità di Sant’Egidio con il suo movimento: Gente di Pace e corridoio Umanitario; Caritas diocesana di Roma, e alcuni congregazioni religiose come gli scalabriniani). Noi vorremmo conoscere ciò che gli altri stanno facendo per i rifugiati e gli immigrati e così capire che cosa ci può aiutare nel nostro processo di riflessione e discernimento per prendere una decisione su quello che possiamo fare.

Vorremo anche ricordare a tutta la congregazione l’appello del programma dell’attuale amministrazione generale che invita a pensare come nelle entità si possono concretizzare alcune linee di azioni che sono state presentate, ad esempio: “fare in modo che ogni entità dia una risposta concreta alle sfide della migrazione”.

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