15 settembre 2020
15 set 2020

L’arte di riporre la propria fede nella speranza e nell’amore

© photo credit: Heinz-Josef Lücking

Mons. Heiner Wilmer ex superiore generale ha pubblicato un libro in questo tempo di pandemia. P. Jean-Jacques Flammang scj commenta il libro

di  Jean-Jacques Flammang scj

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Mons. Heiner Wilmer, vescovo di Hildesheim ed ex superiore generale dei Sacerdoti del Sacro Cuore, ha pubblicato da poco un libro molto interessante in questi tempi di coronavirus (“Trägt. Die Kunst, Hoffnung und Liebe zu glauben, Herder 2020)

Il vescovo ci parla di ciò che gli sembra “veramente essenziale”. Non lo fa unendosi ai soliti lamenti sul mondo di oggi che ha dimenticato l’essenziale, ma mostra concretamente come giorno dopo giorno egli vive e scopre in diversi modi l’essenziale a contatto con le persone che incontra: l´anziana signora protestante davanti alla cattedrale di Hildesheim che è venuta alle nove di sera per ascoltare le campane che gli danno speranza, o i genitori la cui figlia ventenne si è suicidata, o il giornalista che lo sta intervistando per un articolo di prossima pubblicazione sulla Chiesa e il coronavirus.

In questo modo Wilmer dimostra che ci sono molte cose che lo sostengono e gli permettono di sostenere gli altri. Da qui il titolo “Trägt” che ha dato al suo libro.

In diverse occasioni egli si riferisce a grandi personalità della storia che lo hanno aiutato a comprendere meglio alcune dimensioni della sua vita: Dietrich Bonhoeffer, per esempio, che i nazisti assassinarono, o Etty Hillesum, vera testimone della speranza, o Madeleine Delbrêl, Thérèse de Lisieux, Jean de la Croix… Vengono rivisitati anche gli antichi testi biblici come quelli riguardanti Abramo e Isacco, discussi tra amici in un recente incontro a Parigi, perché da giovane religioso Heiner Wilmer ha studiato in Francia e ha difeso una tesi di dottorato su Maurice Blondel.

Ex Superiore Generale della Congregazione fondata da padre Léon Dehon, il vescovo Wilmer ricorda padre André Prévot, religioso esemplare, contemporaneo di padre Dehon, che come primo maestro dei novizi della Congregazione può essere considerato il co-fondatore della Congregazione.

Attraverso la sua teologia e la sua spiritualità, padre Prévot era “molto avanti rispetto ai suoi tempi”. È un peccato averlo un po’ dimenticato, perché in quei tempi in cui i teologi parlavano di dogmi e di neoscolastica, egli riscopriva il misticismo e l’amore. La sua teologia, in gran parte ispirata a quella di Riccardo di San Vittore, sottolinea l’amore di Dio per l’umanità, e nel suo centro troviamo sia Dio che l’umanità. Il vescovo Wilmer ricorda che per molti dei suoi contemporanei il Padre Prévôt era un santo, un nuovo Curato d’Ars, un apostolo dell’amore. Ha invocato la “carità senza misura” in una bella preghiera lasciata ai confratelli, che qui trascriviamo:

“La misura della carità deve essere traboccante”.

Se l’autostima dice: “Dobbiamo difendere il nostro diritto”, risponderò: “Dobbiamo far traboccare la misura della carità.

Se la pigrizia dice: “Ho bisogno di riposo”, rispondo: “La misura della carità deve essere traboccante”.

Se la prudenza della carne pretende che non ci si debba prodigare per non perdere il proprio valore, risponderò: “È necessario far traboccare la misura della carità”.

Se sono a disagio, disturbato, stanco, mi dico di nuovo: “Coraggio! La misura della carità deve essere traboccante”.

Poi, a mia volta, quando avrò bisogno di aiuto, di consiglio, di correzione, di consolazione, forse di perdono, di aiuto per il corpo o per l’anima, per me o per i miei fratelli, dirò a Gesù: “Maestro buono, hai promesso di darci la stessa misura: anche tu devi far traboccare la misura della carità. Così sia. Padre André Prévot (1840-1913)

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