19 marzo 2016
19 mar 2016

Perché mi hai abbandonato?

di  Rinaldo Paganelli,scj

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Con la lettura della Passione di Cristo Gesù, noi celebriamo il trionfo di un Re che non vuole infliggere prepotenza e dolore, anzi si appresta a subirli. Il nostro è sì il ricordo di un corteo solenne e gioioso, ma, quasi a prevenire ogni possibile malinteso a proposito di quel trionfo, la liturgia della Domenica delle Palme anticipa insieme la narrazione dell’intera passione del Signore, fino alla sepoltura. Cristo Gesù pur tra la folla acclamante, conosce bene ciò che l’attende: viene a morire, come il grano di frumento si annienta nel solco per risorgere poi come spiga vitale offerta alla fame di tutti.

I due aspetti del mistero pasquale – l’immolazione e la gloria – sono indissolubili. L’inviato di Dio, il Figlio di Davide, che assapora un’ora di acclamazioni e di lodi, in realtà è già una vittima designata e consapevole: egli sa che il suo procedere tra la gente festante lo avvia all’immolazione e lo avvicina a quell’altare del suo sacrificio, che sarà l’altura del Golgota.

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Con questi sentimenti e con questi propositi, entriamo nella settimana grande e santa, che è il cuore dell’anno cristiano. Entriamo rinvigoriti nella speranza e rasserenati dal fatto che Cristo Gesù al suo percorso unisce lo smarrimento e l’abbandono. Egli è la raffigurazione emblematica dell’intera famiglia di Adamo, tutta contaminata dalle preoccupazioni e dalle fatiche, ma tutta destinataria dell’incredibile misericordia divina.

Dopo che Cristo Gesù ha sentito tutto il peso dell’abbandono, più nessuno sarà così solo né dovrà più disperare. E questa è per tutti noi una buona notizia.

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