15 maggio 2026
15 mag 2026

“Senza la grazia di Dio non potrei compiere nulla”

Monsignor Ronilton Souza de Araújo, ex Provinciale della Provincia SCJ del Brasile Centrale (BSP) e attualmente vescovo della Diocesi di São Raimundo Nonato, in Brasile, ha condiviso con noi la sua esperienza personale e le sue motivazioni profonde nel suo ministero episcopale.


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Le parole di Monsignore Ronilton, SCJ

Sono Monsignore Ronilton Souza de Araújo, vescovo della Diocesi di São Raimundo Nonato, nello Stato del Piauí, nel Nord-Est del Brasile. Sono vescovo ormai da due anni e nove mesi; sono ancora un giovane vescovo, sto imparando a essere vescovo.

Un’esperienza gioiosa nella grazia di Dio

Recentemente ho condiviso con i miei colleghi e confratelli vescovi SCJ un po’ della mia vita, della mia vocazione e della mia missione. E mi sento felice, incoraggiato, pieno di speranza, nonostante le grandi sfide che affrontiamo in questo ministero, e credo veramente che tutto questo sia grazia di Dio. È d’altronde ciò che avevo scritto nella lettera indirizzata al Santo Padre, Papa Francesco, all’epoca, dicendo precisamente che senza la grazia di Dio non potrei compiere nulla. Questo mi motiva ogni giorno, tanto più che c’è realmente molto lavoro, molto servizio.

L’unione a Cristo come forza

E come fare per superare queste difficoltà? Ho imparato nella nostra Congregazione a rimanere uniti a Lui: «Rimanete in me e io rimarrò in voi. Senza di me non potete far nulla». È questo che cerco di vivere ogni giorno attraverso la forza della preghiera, la meditazione della Parola di Dio e l’Eucaristia quotidiana. Anche quando non ho impegni esterni, mi sforzo di celebrare ogni giorno l’Eucaristia e di avere un tempo personale di adorazione. Per il momento vivo da solo nella residenza episcopale, e la preghiera è per me l’ancora che mi sostiene nella mia ricerca, nelle mie risposte, ma anche nella forza e nella luce necessarie per continuare il cammino.

La sfida principale

C’è anche qualcosa in cui credo molto e ho avuto l’opportunità di condividerlo con i nostri vescovi, con i sacerdoti e con il governo generale riuniti: la sfida di far nascere, ad esempio, un’opera di riparazione. Ho persino usato la parola «restaurazione»: si tratta di una restaurazione del nostro presbiterio. Sento che Dio mi ha chiamato a questa missione perché ovunque c’è bisogno di riparazione. È vero, è necessaria ovunque, ma tra i sacerdoti forse ancora di più. Allora, cerco di portare la mia esperienza e la mia intimità con Cristo, perché credo profondamente in questo progetto, in questo processo di restaurazione di relazioni più umane, più piene di amore e di perdono. E senza l’incontro con Cristo, questo è impossibile.

Questo è il mio messaggio. Continuate a pregare per tutti noi. E che Dio benedica ciascuno di voi.



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