Cristo, compimento del mondo nuovo (Cst. 10)
Nell'ambito del Giubileo dehoniano (2024–2028), siamo lieti di condividere la seconda riflessione e testimonianza, incentrate sulla Costituzione n. 10.
La Lettera introduttiva del Superiore Generale per il Giubileo dehoniano (2024–2028) sottolinea che il cuore spirituale della nostra celebrazione poggia sulla riflessione attorno alle Costituzioni nn. 9–39. Siamo lieti di condividere la seconda riflessione e testimonianza, incentrate sulla Costituzione n. 10.
Inviato nella pienezza dei tempi, in obbedienza al Padre, Cristo compie il suo servizio per la moltitudine.
Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (Mc 10, 45).
Attraverso la sua solidarietà con gli uomini e le donne come nuovo Adamo, egli ha rivelato l’amore di Dio e proclamato il Regno: quel mondo nuovo che è già in germe attraverso i tentativi incerti degli uomini e delle donne e che troverà il suo compimento, al di là di ogni aspettativa, quando, per mezzo di Gesù, Dio sarà tutto in tutti.
Sappiamo infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi le doglie del parto. Non essa sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo(Rm 8, 22-23).
E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti (1 Co 15, 28).
Il testo della Cst. 10 articola il passaggio dall’esperienza di fede al dono di sé secondo il dono di sé del Cristo. Questo tema si colloca primariamente nel contesto de «la nostra esperienza di fede» (Cst. 9). Vivere questa esperienza di fede in intimità con Cristo chiama i Dehoniani a testimoniare la primato del Regno. In che modo l’esperienza di fede con Cristo conduce a testimoniare il Regno? La chiave sta nel comprendere che il Regno di Dio non è un concetto distante o astratto; è piuttosto il mondo nuovo che è venuto alla luce nella Persona stessa di Gesù e nel Suo servizio alla moltitudine.
Il Regno è diventato presente e attivo nell’«Uomo Nuovo» — cioè nella Persona di Gesù che dimora in mezzo a noi. In altre parole, affermare la primato del Regno significa affermare la primato della Persona di Gesù. La Cst. 10 sottolinea due assi fondamentali della presenza del Regno in Cristo: l’obbedienza filiale e la solidarietà con l’umanità. Assumendo pienamente il Suo ruolo di Nuovo Adamo (colui che obbedisce, serve e dona la propria vita), Cristo rivela l’amore di Dio e stabilisce concretamente il Suo Regno nel corso della storia. Questo mondo nuovo, già misteriosamente in germe attraverso gli sforzi umani incerti e titubanti, troverà il suo compimento ultimo al di là di ogni aspettativa umana.
Tuttavia, portare questa testimonianza richiede una prioritaria e profonda interiorizzazione. Il compito primario di un Dehoniano è accogliere la presenza del Regno e viverne intimamente le realtà spirituali. Affermando il dono del Regno e consacrandosi più intimamente a Dio e al Suo servizio attraverso la professione religiosa, i Dehoniani si trovano sul cammino della sequela di Cristo — viaggiando dal «dono della fede» al «dono di sé». La logica della testimonianza diventa così il prolungamento diretto della missione rivelatrice: se Cristo è il testimone e la rivelazione dell’amore del Padre, i Dehoniani devono, a loro volta, essere i testimoni e la rivelazione di Cristo per le persone del loro tempo. Il dono di sé di Cristo nell’obbedienza filiale e nella solidarietà con l’umanità diventa il modello per i Dehoniani nel loro modo di testimoniare il Suo amore.
Per i Dehoniani, questi fondamenti teologici si traducono in impegni quotidiani radicali. Attraverso la partecipazione attiva alla missione della Chiesa, i Dehoniani servono come segni visibili dell’amore di Cristo, annunciando il rinnovamento del mondo e la venuta del Regno. Ciò nonostante, va ben compreso che, per i Dehoniani, diventare un segno visibile va ben oltre la mera attività apostolica; è piuttosto l’espressione del dono di sé nel vivere un’intima solidarietà con Cristo. Più che svolgere semplicemente un apostolato, i Dehoniani guardano costantemente al modo in cui Cristo ha donato Se stesso — alla Sua obbedienza filiale e alla Sua solidarietà con l’umanità — affinché il loro ministero diventi un vero testamento della Sua vita. Ogni giorno, questa intima solidarietà suggella il loro impegno spirituale a fare dell’intera loro vita un’oblazione riparatrice, continuamente offerta al Padre per la salvezza dell’umanità.
(Yudistiro Adifitrityassanto, SCJ)
La mia esperienza come Maestro dei novizi in Vietnam
Una testimonianza di vita offerta da Padre Vincent Nguyen, SCJ, Maestro dei novizi del nostro Distretto del Vietnam.
«Cristo, compimento del mondo nuovo» nella Costituzione numero 10 è il Cristo che obbedisce completamente al Padre venendo nel mondo per servire e dare la Sua vita in riscatto per molti (Marco 10, 45). Come nuovo Adamo, Cristo ha rivelato il profondo amore di Dio e ha annunciato il Regno, il Mondo Nuovo che Egli compie attraverso la Sua solidarietà con le persone. La solidarietà di Cristo con le persone è universale e offre moltissimi spunti di riflessione. Come maestro dei novizi, da una prospettiva più circoscritta, vorrei concentrarmi sulla solidarietà di Cristo con i Suoi discepoli, in particolare con il gruppo centrale dei dodici apostoli. La solidarietà di Cristo con loro mi ispira nel mio ministero.
Si può dire che, come maestro perfetto, prima di inviare i discepoli, in particolare il gruppo dei dodici, a proclamare la Buona Novella, Cristo ha trascorso del tempo in concreta solidarietà con loro, accompagnandoli e formandoli con amore. La concreta solidarietà di Cristo con loro si è manifestata nell’insegnare loro a servire inginocchiandosi per lavare i piedi ai Suoi discepoli (Gv 13, 1-15); nel prendersi cura di loro preparando pane e pesce da far mangiare loro (Gv 21, 1-14).
Cristo come maestro perfetto mi invita a seguire le Sue impronte. Nel seguire le impronte di Cristo, sono invitato a diffondere il profondo amore di Dio attraverso una concreta solidarietà con i novizi. Devo dedicare a pieno tempo l’accompagnamento dei novizi, il che avviene unendomi a loro nelle preghiere quotidiane, trasmettendo loro le conoscenze su P. Dehon, sulla Spiritualità Dehoniana, sulla Regola di vita, sulla Liturgia, sulla Sacra Scrittura, sul Catechismo della Chiesa Cattolica…, nei colloqui individuali mensili e nella pazienza nel guidarli a crescere gradualmente. Sono profondamente consapevole che, seguendo le impronte di Cristo, devo fare molti sacrifici. Con tale consapevolezza, rivolgo questa preghiera a Cristo: «Signore, insegnami ad abbracciare questo ministero con amore, affinché io possa seguirti come Colui che compie il Mondo Nuovo».
(Vincent Nguyen Van Dinh, SCJ)


