12 marzo 2021
12 mar 2021

Amore senza frontiere

di  Joseph Kuate, scj

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Cari fratelli e sorelle, abbiamo appena superato la metà della nostra Quaresima. È opportuno valutare come abbiamo vissuto finora questo periodo. Siamo stati fedeli alle risoluzioni e agli impegni presi all’inizio della Quaresima? Ne abbiamo mai fatto qualcuno? Cosa dobbiamo fare ora in preparazione alla Pasqua?

Non è mai troppo tardi, perché la Parola di Dio di questa domenica ci annuncia che Dio è ricco di misericordia. In altre parole, se torniamo a lui con il cuore e con l’anima, ci darà il suo amore, ci tirerà fuori dal fango in cui ci troviamo e ci darà la possibilità di tornare sulla strada giusta.

La prima lettura è una cronaca della storia di Israele che rimane sempre oggetto di predilezione della misericordia di Dio. Israele ha rischiato di scomparire come popolo. Il popolo ha moltiplicato le infedeltà e gli abomini, imitando le nazioni pagane. Dio ha mandato dei profeti per riportarli all’ordine. Ne presero alcuni per ucciderli e ne esiliarono altri. Dio li ha abbandonati a causa dell’indurimento dei loro cuori. Nabucodonosor, re di Babilonia, si impadronì di Gerusalemme, distrusse il tempio e deportò le forze vive a Babilonia. Ma in prima e durante l’esilio, grazie agli insegnamenti dei profeti Ezechiele, il proto-Isaia e Geremia, il popolo riconobbe il suo peccato e decise di tornare al Signore. Dio scelse il re Ciro di Persia per rovesciare il regno di Nabucodonosor e restituire la libertà al popolo giudaico che era tornato nella sua terra dopo 49 anni di esilio. Tutto questo è il frutto della misericordia di Dio.

Abbiamo intorno a noi persone che si sono lasciate coinvolgere in gravi colpe e si chiedono se Dio può ancora perdonarle. San Paolo ci dice che Dio è ricco di misericordia e lui stesso è frutto della misericordia di Dio. Avendo beneficiato della sua misericordia per sé stesso, ha meditato a lungo su questa misericordia e può dichiarare: ” Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia” (Tito 3:4-5).

Il Vangelo allude a un’altra situazione che accadde agli ebrei quando attraversarono il deserto verso la Terra Promessa. Il popolo protestava contro Dio e Mosè a causa della sete e della fame. Per correggerli, Dio mandò dei serpenti con morsi velenosi e alcuni di loro morirono. Essi riconobbero le loro colpe e pregarono Mosè di intercedere per loro. Dio ordinò a Mosè di erigere un serpente di bronzo su un palo, in modo che chiunque fosse stato morso dal serpente con il morso velenose avrebbe guardato a quel serpente di bronzo e sarebbe stato guarito. In biologia e medicina i vaccini sono fatti dai germi patogeni che causano le malattie. Allo stesso modo qui, il serpente uccide ma lo sguardo sul serpente di bronzo guarisce. Questo serpente mi ricorda sempre l’emblema delle farmacie dove su un bastone è arrotolato un serpente. Il veleno del serpente può essere una medicina efficace.

Cristo nel Vangelo si paragona a questo serpente: “Come Mosè innalzò il serpente di bronzo nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Gv 3:14). Sarà innalzato sulla croce a Gerusalemme proprio come il serpente di bronzo di Mosè. Egli porterà su di sé i nostri peccati e ci salverà dalla dannazione eterna che incombe su di noi. L’apostolo Paolo lo illustra meravigliosamente nella seconda lettura: “da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete stati salvati”.

Non esiste una colpa imperdonabile davanti a Dio. Se il peccatore accetta di fare luce nella sua vita, Dio rimuoverà tutto il suo peccato. L’esempio del buon ladrone è evidente. Dall’oscurità del Venerdì Santo, dalla croce, oggetto supremo della maledizione, è scaturita la luce della resurrezione. Questa luce ha trasformato la croce in un oggetto di benedizione. Chi fissa Cristo sulla croce ottiene la grazia per i suoi peccati come un prigioniero condannato a morte che gode dell’amnistia di un monarca.

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