26 febbraio 2021
26 feb 2021

Questo è il Figlio mio l’amato

di  Joseph Kuaté, scj

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Ogni anno, la seconda domenica di Quaresima ci invita a meditare sulla trasfigurazione di nostro Signore Gesù Cristo sul monte di Galilea, che di solito viene identificato con il monte Tabor. La montagna, nelle Scritture, è il luogo delle teofanie, cioè della manifestazione di Dio.

La concezione non è lontana dalla credenza africana. La montagna è la dimora di spiriti benevoli e malevoli. I santuari sono stati eretti sulle montagne. Per cui erano anche luoghi di preghiera a Dio o agli antenati, e come luoghi sacri era vietato entrare in qualsiasi momento. Né era permesso visitarli in nessuna circostanza. Nella prima lettura, è al monte Moria che Abramo va per il sacrificio.

Anche Gesù va sulla montagna con tre discepoli per pregare. La preghiera è uno dei pilastri della Quaresima. Siamo invitati a intraprendere con Gesù e i suoi discepoli questa preghiera. I tre apostoli sono quelli che saranno testimoni di alcuni momenti importanti della vita e della missione di Cristo: alla resurrezione della figlia di Giairo, nell’orto degli Ulivi.

Perché li porta su questa montagna? Per mostrare loro la sua gloria o per la sua trasfigurazione. Quando pregavano, il suo volto di Cristo diventava radioso, di un candore che non ha paragoni. Il bianco è un segno di purezza. È la Sua gloria che si manifesta a loro. E perché proprio in quel momento? I Vangeli ci dicono che era pedagogico. Era per assorbire in loro lo shock della sua passione e morte, quel tragico evento che avrebbe scosso la loro fede. Nello scoprire la sua gloria, dovevano ricordarla nel momento dell’agonia per capire che la passione e la morte non sono nulla in confronto alla gloria che sarà rivelata dalla sua risurrezione. Al Sinai, il popolo aveva paura di guardare il volto di Dio. Qui gli apostoli hanno il coraggio di sopportare il volto radioso del loro Maestro, almeno per un momento. Appaiono due uomini che hanno anche loro sperimentato la manifestazione di Dio sulla montagna: Mosè ed Elia. Questi due uomini formano la sintesi della legge e dei profeti.

Gesù è il compimento della legge e dei profeti. Infatti il loro annuncio si realizzerà finalmente attraverso il dono della sua vita e della sua risurrezione. L’evangelista non dice nulla sul contenuto della loro conversazione, ma sappiamo che stavano parlando della sua prossima partenza per Gerusalemme per il sacrificio supremo per la redenzione dell’umanità. È qui che anche noi siamo interessati a questa presenza sul Monte della Trasfigurazione mentre ci prepariamo a vivere nella fede la passione, la morte e la risurrezione di Nostro Signore. Ascoltare la legge e i profeti ci aiuterà ad essere ben guidati verso la Pasqua e quindi verso la Pasqua eterna nella casa del Padre.

Ora sono avvolti dalla nuvola. La nuvola simboleggia la presenza divina. Questa nuvola accompagnò il popolo d’Israele durante l’esodo. L’esperienza del battesimo si ripete. Sentiamo la voce del Padre che parla: “Questo è il Figlio mio l’amato”. E aggiunge: “Ascoltatelo”. Nel Battesimo, l’annuncio non era manifesto come qui. È la manifestazione della Trinità. Il Padre parla, il Figlio è trasfigurato, Parola per eccellenza del Padre. Lo Spirito avvolge lo spazio della nuvola. Gli apostoli cadono e si coprono il volto come gli israeliti al Sinai. L’uomo non può ascoltare Dio senza tremare. Quando si risvegliano, scoprono solo Cristo che li invita a non rivelare a nessuno ciò che hanno appena vissuto, fino alla sua risurrezione.

Signore, come Abramo a cui hai fatto intraprendere l’avventura della fede, noi ti seguiamo, sicuri che ci guiderai attraverso i tumulti e le tribolazioni, le gioie, i dolori e le sofferenze della nostra vita, fino alla gloria della tua risurrezione.

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