La Lettera Introduttiva del Superiore Generale per il Giubileo Dehoniano (2024–2028) sottolinea che il cuore spirituale della nostra celebrazione poggia sulla riflessione attorno alle Costituzioni nn. 9–39. Siamo lieti di condividere la quarta riflessione e testimonianza, incentrata sulla Costituzione n. 12.
Il suo cammino è il nostro cammino (Cst. 12)
In lui l’Uomo Nuovo è stato creato ad immagine di Dio, nella giustizia e nella santità della verità (cfr. Ef 4, 24). Egli ci dona la fede che, nonostante il peccato, il fallimento e l’ingiustizia, la redenzione è possibile, offerta e già presente. Il suo Cammino è il nostro cammino.
La Cst. 12 conclude la rivelazione progressiva dell’identità di Cristo e delle sue implicazioni per il credente, in particolare per i dehoniani, guidandoci a conoscere Cristo come «il Vivente» e l’«Uomo Nuovo». La Cst. 12 applica questo «sapere chi è Cristo» direttamente alla condizione esistenziale dei dehoniani che vivono in un mondo di peccato, fallimento e ingiustizia. Passa dal fatto oggettivo della redenzione (l’atto salvifico di Cristo) all’appropriazione soggettiva di tale redenzione (la nostra chiamata a seguire il suo cammino).Nei numeri precedenti è già stata sottolineata la fede nel fatto che il progetto di salvezza di Dio non sarà abbandonato e che la salvezza è possibile, offerta e già presente. L’accento nella Cst. 12 è posto maggiormente sull’impatto nella vita dei credenti. La fede nella fedeltà di Dio infonde coraggio, illumina, pacifica e porta gioia, specialmente in un mondo che spesso causa angoscia e pessimismo. Dà una ragione per credere che la redenzione non sia una semplice speranza lontana, nonostante le realtà di peccato, fallimenti, involuzioni, opposizione e ingiustizia che caratterizzano la storia umana.
Poiché l’«Uomo Nuovo» è stato creato in Cristo, il compito dei dehoniani è quello di «rivestirsi» di questo uomo nuovo, aiutati e sostenuti dalla grazia dei sacramenti. La Cst. 12 evidenzia fortemente questo compito con l’affermazione conclusiva: «Il suo Cammino è il nostro cammino». Essa riassume l’implicazione pratica di questa logica di vita secondo l’Uomo Nuovo. Nello specifico, il cammino di Cristo di «totale obbedienza e disponibilità alla volontà del Padre» è ormai il nostro unico cammino. Seguire «il suo Cammino» definisce l’approccio dehoniano al mistero di Cristo. Il principio e il centro della loro vita religiosa e apostolica devono essere l’unione all’«oblazione riparatrice di Cristo al Padre per l’umanità». Pertanto, se i dehoniani desiderano contribuire all’avvento del Regno di Dio ed esserne testimoni, il loro «seguito» di Cristo deve essere un cammino verso la «santità» stessa di Cristo, distinguendosi nell’imitazione del suo amore sacrificale.
Dire «Il suo cammino è il nostro cammino» significa che i dehoniani sono chiamati a essere uomini nuovi in Cristo. Ciò significa concretamente intraprendere il cammino deliberato e progressivo per vivere ogni giorno la grazia del battesimo, accettando la logica dell’Eucaristia secondo cui «se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto».
P. Yudistiro Adifitrityassanto, SCJ
Testimonianza Pastorale: «Il suo cammino è il nostro cammino» (Cst. 12)
Un testo di testimonianza personale di P. Manuel Torres, SCJ, Parroco in Venezuela
Esercitare il ministero come Parroco Dehoniano è un’esperienza relativamente recente per me. Dopo aver concluso la formazione iniziale, ho servito la congregazione presso la Scuola Tecnica Industriale Padre Dehon per 15 anni. È per questo che essere alla guida di una parrocchia significa per me riscoprire ogni giorno che la parrocchia non è una semplice struttura amministrativa, ma una comunità viva di comunità in cui l’Ecce Venio si incarna nella vita della nostra gente. La nostra Costituzione numero 12 proclama con forza una certezza fondamentale: «Il suo cammino è il nostro cammino». Per me, questa breve frase sintetizza l’essenza della vita parrocchiale SCJ; è la bussola che riorienta i miei passi ogni volta che apro le porte della chiesa o esco incontro ai fedeli nel Barrio (le periferie e il cuore della nostra comunità parrocchiale qui a Caracas).
Nel quotidiano della parrocchia, assumere che il suo cammino è il nostro cammino significa imparare a guardare, sentire e accogliere con gli stessi sentimenti del Cuore di Gesù. Il cammino di Cristo è stato segnato dalla disponibilità assoluta al Padre e dalla vicinanza compassionevole verso i più fragili. Come parroco, questo cammino si traduce in gesti molto concreti: essere presente e disponibile in ogni occasione, opportuna e inopportuna; ascoltare con pazienza il dolore degli anziani che soffrono l’abbandono dei loro cari, emigrati in cerca di una vita migliore e dimenticatisi di chi è rimasto; offrire ogni settimana un pasto dignitoso a chi vive per strada, prigioniero dei vizi e dell’oblio; alimentare la speranza di tanti giovani che hanno conosciuto solo la realtà di un Paese in continuo declino; e celebrare i sacramenti non come riti isolati, ma come il dono riparatore di un Dio che abbraccia la nostra fragilità e vede la nostra sofferenza.
L’eredità del Venerabile Padre Leone Dehon ci spinge a non rimanere chiusi nelle sacrestie. La comunità parrocchiale ci sfida costantemente a uscire da noi stessi, persino al di là del nostro territorio parrocchiale. Nella mia esperienza, i recenti terremoti avvenuti il 24 giugno scorso nel nostro Paese sono stati anche un tempo di grazia, quando, insieme a un folto gruppo della comunità parrocchiale, siamo usciti ad aiutare i nostri fratelli colpiti da quella catastrofe con una generosità traboccante, senza meschinità e dando anche più di quello che avevamo in casa. Ci siamo sentiti non solo inviati da Cristo, ma accompagnati e spinti da Lui. La sua presenza vicina è la forza segreta che sostiene la fatica quotidiana e riempie di gioia il nostro servizio.
Celebrare questo Giubileo approfondendo le Costituzioni ci ricorda che l’oblazione e la riparazione non sono concetti teorici, ma scelte pastorali di vita. Che il Sacro Cuore ci conceda la grazia di continuare a unire i nostri passi ai suoi, facendo di ogni Parrocchia Dehoniana un faro di comunione, consolazione e speranza per il mondo di oggi.
Fraternamente nel Cuore di Gesù,
P. Manuel Torres, SCJ — Parroco
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