20 gennaio 2018
20 gen 2018

L’evangelizzazione per il rinnovamento

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L’incontro dei vescovi dehoniani ha vissuto nel venerdì (19.01.) una giornata di studio su “La sfida dell’evangelizzazione”. Ha offerto un contributo qualificato la teologa Serena Noceti, docente di teologia sistematica. Tiene corsi alla facoltà teologica dell’Italia centrale, è socia fondatrice del Coordinamento Teologhe Italiane, e vicepresidente dell’Associazione Teologica Italiana. Ha strutturato la sua riflessione attorno al tema di una chiesa in transizione. A sua dire stiamo assistendo a una quarta fase di recezione del Vaticano II, azione dettata da papa Francesco con Evangelii Gaudium, documento programmatico dove si invita, incoraggio e orienta il popolo di Dio alla riforma.

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Riemerge il popolo di Dio

La categoria di popolo di Dio è stata recuperata pienamente ed è diventata premessa di percorsi importanti, capaci di superare il modello gregoriano e tridentino. Su quest’ultimo aspetto la relatrice ha insistito parecchio, mettendo in luce come certe resistenze al cambiamento sono dovute alla precomprensione del modello tridentino che permane forte nella mentalità dei responsabili della chiesta. In una chiesa divenuta mondiale, culturalmente policentrica, non è più possibile perpetuare un’immagine ecclesiocentrica.

Chiamato alla missione

Un contributo importante in questa spinta di rinnovamento può essere offerto dal recupero della “chiesa in missione”. In questa azione che è il fondamento, e il significato della chiesa, le comunità cristiane risultano evangelizzate ed evangelizzanti. In tal senso l’azione missionaria diventa paradigma di ogni attività ecclesiale, e consegna alla Chiesa una nuova collocazione, un nuovo sguardo sulla realtà e un nuovo stile.

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Questo è voluto e dettato in maniera precisa da papa Francesco nella sua felice espressione di, “chiesa in uscita”. Questo uscire non è dettato dal semplice andare incontro a qualcosa in modo generico o verso qualche realtà, ma un uscire dal codice del sacro, dalle sicurezze della legge e della norma, dalla fortezza della contrapposizione.

Sviluppando azioni nuove

In Evangelii gaudium il rapporto evangelizzazione e chiesa è segnato da tre rilevanti novità: viene chiesta una evangelizzazione inculturata; realizzata come “opera collettiva” del popolo di Dio; concretizzata mediante una forma dialogica. Le dinamiche comunicative e partecipative si instaurano attraverso una chiesa inclusiva e antielitaria, una chiesa povera e dei poveri, collocando la chiesa locale al centro per superare una comunicazione unidirezionale, propria del modello tridentino, e valorizzando il “sensus fidei” del popolo di Dio.

Valorizzando i soggetti

In questa ristrutturazione rilievo importante hanno i soggetti. Il primo soggetto e la chiesa, popolo di Dio con identità definite nella correlazione e corrispondenza. All’interno del popolo diventa importante riscoprire il ruolo dei laici che sono immensa maggioranza, diventano garanzia di inculturazione, attori di una prospettiva non ecclesiocentrica, latori di linguaggio non clericale. È da scoprire il ministero della coppia: col sacramento del matrimonio diventa grazia e ministero ecclesiale del “Noi”, segno dell’essenza del Regno di Dio, manifestato dalla comunione Vescovi 2_8nella differenza.

Dentro il popolo di Dio da ricuperare è il ruolo delle donne, inedita parola. Tutto richiede di ripensare il ministero ordinato. L’opzione per il modello del “pastore” diventa sfida per interrompere la logica sacrale, ripensare autorità-poteri, seminari e formazione.

Lavoro importante e impegnativo che ha visto i 20 vescovi dehoniani, riuniti in questo momento di confronto, profondamente motivati a dare corso a un cammino che può solo far bene alla Chiesa e dare frutti rispettando il tempo di Dio.

 

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