Ecuador: Missione per il Regno del Sacro Cuore – Primo periodo (1887 – 1889)
Inaugurata nel novembre 1888 dai padri Gabriel-Marie Grison e Irénée Blanc, la missione della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore in Ecuador fu un’avventura breve, ma di un’incredibile intensità. Proponiamo uno sguardo su questa missione a partire dalla corrispondenza tra Padre Dehon e le figure coinvolte in tale impresa. Attraverso lo scambio di lettere, si delinea il ritratto di una missione combattuta tra l’ideale missionario per il Regno del Cuore di Cristo e la realtà di un territorio segnato da innumerevoli difficoltà e da una rivoluzione violenta. Attraverso questi scritti, si scopre non solo una complessa avventura missionaria — attraversata da costanti difficoltà materiali, crescenti tensioni politiche e intense esigenze formative — ma soprattutto il profondo pensiero teologico e pastorale del nostro Fondatore e dei missionari dehoniani. La presentazione delle lettere sarà divisa in due periodi: il periodo 1887-1889 e il periodo 1890-1896.
Primo periodo (1887 – 1889)
Nel XIX secolo, Paray-le-Monial visse un nuovo periodo di prosperità. Il messaggio di Santa da Borgogna veniva riletto nel cuore della rivoluzione sociale in cui la maggior parte delle istituzioni veniva ridimensionata in virtù della nuova antropologia che separa lo spirito dalla realtà mondana. Per i cattolici dell’epoca, tale concetto sociale non era altro che uno scandalo e, di fatto, una spinta a ripensare e riproporre la fede cristiana in un mondo profondamente evoluto. Ovviamente, i modi che all’epoca potevano sembrare all’avanguardia, oggi sono completamente datati, considerando che l’apertura di un museo d’arte cristiana non fa più alcuna impressione. Inoltre, per Dehon, il movimento che si strutturava attorno al santuario delle apparizioni del Sacro Cuore rappresentava una proposta attraente e nel bollettino del movimento, Le Règne de Jésus-Christ, trovò notizie sull’opera del canonico Matovelle, fondatore della Congregazione degli Oblati del Divino Amore.
La Congregazione degli Oblati e, successivamente, quella dei Sacerdoti del Sacro Cuore, nacque senz’altro come congregazione insegnante, ma nel contempo la sua missione ecclesiale subiva una sorta di riscrittura in cui l’opera di riparazione si trasformava in un apostolato piuttosto sfaccettato, in linea con le esigenze più urgenti del tempo. L’attenzione di Dehon, che sembrava cogliere l’opportunità della fondazione del “Collegio San Giovanni”, si rivolgeva alle diverse opere, inclusa la formazione del clero in senso lato, e le missioni ad gentes. Nel 1882, in risposta all’enciclica Sancta Dei Civitas sulle missioni, scrisse, a nome della sua società, al Papa per affermare la disponibilità a essere presto rappresentati anche nelle missioni, in particolare nei paesi in cui la fede è stata a lungo oscurata dallo scisma e in cui la riparazione sacerdotale sembrava essere uno dei primi mezzi di rigenerazione. Lo zelo per il Regno di Dio trovava effettivamente la sua più diretta realizzazione nella disponibilità a mandare i propri confratelli là dove il Regno non aveva ancora trovato una forma concreta. Nel periodo successivo al Consummatum est, e in vista dell’emissione del breve laudativo, Dehon sentiva anche il bisogno di presentarsi con il suo nuovo istituto come utile alla Chiesa. In questo contesto, scrisse al barone Sarachaga, uno degli esponenti di spicco del movimento di Paray (vedi la lett. 1).
Il Barone mise Dehon in contatto con il summenzionato padre Matovelle, con il quale Dehon intraprese un’intensa corrispondenza che sembrava non dovesse cessare neanche dopo la rottura del 1889. Abbiamo alcune lettere di p. Dehon a p. Matovelle, ma solo tre risposte di quest’ultimo, l’unica delle quali risale al periodo di interesse e in cui si parla della festa del Sacro Cuore e del desiderio che i missionari vi prendessero parte. Fin dall’inizio, Dehon cercò di fornire una presentazione piuttosto dettagliata della costituzione del proprio istituto (vedi lett. 2.) e delle fonti della sua spiritualità (vedi lett. 3). Le due lettere offrono una visione unica della spiritualità propria che Dehon intendeva trasmettere ai Sacerdoti del Sacro Cuore nell’epoca del Decretum Laudis. Il progetto di fusione non mirava solo a condividere diritti e posizione ecclesiale, ma rappresentava anche un primo tentativo di inserire i dehoniani nella parallela, ma senz’altro diversa, tradizione ecclesiastica e sociale. Lo spazio in cui si realizzò questa fusione fu il concetto del Cuore eucaristico di Gesù, in particolare l’adorazione, di cui la mezzoretta era un postulato forte di p. Matovelle (chi oggi legge ancora p. F. Blot?). La missione in Ecuador era particolare perché i nostri confratelli non erano lì per un apostolato concepito in modo vago e indeterminato, ma per realizzare la propria finalità (all’epoca non si usava affatto il termine “carisma”). Inoltre, l’attuazione di questo scopo doveva avvenire in un contesto d’incontro e d’unione che spezzava il principio della separazione che incantava il mondo di allora e lo spingeva verso l’individualismo e l’egocentrismo. Il Regno del Sacro Cuore doveva apparire proprio in questa unione dei cuori devoti al Sacro Cuore, spinti dallo zelo a raggiungere la gente indigena, secondo l’invito di Leone XIII ad andare incontro al popolo. Basta menzionare la competizione dei dehoniani nella costruzione della basilica nazionale votiva su modello di quella di Montmartre, nello stile gotico.
Il progetto non riuscì a raggiungere il buon fine. Il 5 agosto 1889, Dehon scrisse a J. Matovelle, il quale aveva dato ascolto alle calunnie. Per comprendere le vicende, ancora oggi poco chiare soprattutto a causa della lacunosità delle fonti, è necessario constatare che la visione del Regno di Matovelle era fondamentalmente politica, piuttosto che sociale, nel senso in cui la considerava lo stesso Dehon. Non si possono ignorare i dissensi nazionalisti e la forte sfiducia verso l’Europa (la quale stava spartendo l’Africa in seguito alla Conferenza di Berlino), che in un momento di emancipazione poteva rappresentare per i latinoamericani un’emanazione di quanto volevano rigettare, osando addirittura parlare di romanizzazione della Chiesa. In effetti, il telegramma di Dehon gli raccomandava di mettersi a disposizione di monsignor Schumacher di Porto Viejo. I primi missionari, i padri Irénée Blanc e Gabriel-Marie Grison, poterono così intraprendere l’attività pastorale con la gente povera della nuova diocesi, descrivendo la loro vita al padre Dehon (vedi lett. 4.). Il p. Sébastien Miquet si occupava invece della scuola apostolica a Bahía de Caráquez. L’uscita dal contesto europeo ha portato la nostra giovane comunità a rendersi ancora una volta disponibile, riprendendo in parte lo stesso spirito che non lasciava Dehon tranquillo quando l’Amore non era ancora amato ovunque.
Lettera 1. : Léon Dehon ad Alexis de Sarachaga
[Saint-Quentin], 8 giugno 1887
Ho letto con molto interesse l’articolo del signor Matovelle nel Bollettino. Condivido le idee di quest’uomo di Dio. La nostra piccola e nascente congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore amerebbe esercitare il proprio zelo nei paesi in cui la fede è in sofferenza a causa del clero. La dedizione al clero è il nostro scopo. Andremmo volentieri a fondare, un po’ più avanti, delle scuole clericali in Sud America. Siamo ancora poco numerosi: una sessantina circa, di cui venticinque sacerdoti. Lei si trova alla sorgente delle grazie del Sacro Cuore a Paray-le-Monial, preghi un po’ per noi. Ci invii, all’occasione, qualche vocazione. Domandi per noi al Sacro Cuore la grazia di poter fondare una scuola clericale a Paray e una ad Ars. Queste sono due sorgenti di grazie sacerdotali. Chieda per noi le preghiere del signor Matovelle e del suo comitato.
La prego di gradire l’espressione del mio religioso rispetto,
Dehon
Scarica qui sotto la continuazione della prima parte della serie di lettere tra padre Dehon e i primi missionari in Ecuador.






