02 marzo 2022
02 mar 2022

Costituzioni 1982 – Sequela dehoniana

di  Francesco Duci, scj

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1. Sequela dehoniana

Il concilio Vaticano II, nel suo coraggioso progetto di rinnovamento della Chiesa cattolica, ha coinvolto anche gli antichi Ordini e Istituti religiosi, dopo averli onorati con uno specifico capitolo nella costituzione centrale della Lumen Gentium. Da quel capitolo di carattere ecclesiologico uscirà in seguito il decreto conciliare “Perfectae Caritatis”, dedicato appositamente a promuovere una “accomodata renovatio” di tutto quel mondo multiforme di istituzioni che va sotto il nome di “vita religiosa”. Una “accomodata renovatio” che da una parte deve rivolgersi all’indietro per riscoprire l’originario carisma di fondazione donato dallo Spirito alla chiesa tramite i fondatori; e dall’altra deve guardare alle mutate esigenze del tempo presente, per il cui miglior beneficio deve essere aggiornato.

Un così vasto e delicato lavoro viene affidato ai rispettivi istituti, secondo norme di prudente adattamento da osservare. Ma il concilio premette alcuni pochi principi generali che devono presiedere a tutto l’operato, per assicurargli un senso veramente cristiano. Può essere utile ricordare che il concilio stesso, formulando questi principi generali, attingeva, oltre che alle fonti canoniche, a quel lievito di autentico rinnovamento che si era andato preparando nei vari movimenti cattolici nei decenni precedenti ( movimenti patristico, biblico, liturgico, etc.) Anche per i religiosi, animatori onnipresenti in questi lavori del risveglio cattolico, era arrivato il momento di tornare alla giovinezza del Vangelo e delle origini cristiane.

2. Sequela regola suprema

Il primo principio generale del rinnovamento così diceva: “La prima norma della vita religiosa è la sequela di Cristo come è proposta dal Vangelo; deve essere considerata da tutti gli istituti come la regola suprema” (PC 2a).

Questo richiamo che risaliva agli inizi del cristianesimo era di grande importanza; accendeva una luce e una misura autorevoli sul cumulo complesso di norme e usanze cresciuto lungo i secoli, apportando ricchezze di esperienza spirituale, ma anche sovraccarichi di invecchiamento che potevano soffocare la genuinità carismatica e il fervore nativo delle fondazioni.

Questo primo principio conciliare che riporta alle origini evangeliche, può contribuire a compiere un balzo in alto, riportando la vita religiosa sul terreno evangelico, sganciando alcune forme di vita religiosa da origini solo ascetiche e penitenziali.

Sequela è sostantivo di conio recente, fatto sul verbo evangelico “seguire”, frequentissimo per indicare il movimento protocristiano. Per sé si trattava di una irripetibile esperienza degli inizi, ma per il fascino che esplicava, riprese vita dopo la risurrezione di Cristo, e continuò lungo tutta la storia della chiesa come un verdeggiante vivaio, che promosse la santità comunitaria e generò anche dei giganti della dottrina cristiana.

I primi discepoli di Gesù furono chiamati personalmente da Lui a seguirLo, ed essi lasciarono tutto ciò che erano in quel momento, per seguire quel predicatore itinerante. Chiamata personale che veniva a inserire in quel gruppo che già seguiva Gesù.

In quel contesto il neofita viveva in continua compagnia, spendendosi ogni giorno per i poveri e i malati che accorrevano a Gesù. La presenza continua di Gesù, la sua parola, quella sua dedizione alla gente bisognosa li ha plasmati. Senza le quotidiane sicurezze abituali, abbandonati totalmente al Padre, come faceva il Maestro, incominciando anche loro a predicare l’amore del Padre e il Regno di salvezza.

A decidere il grande distacco nella chiamata e a mantenere unito il gruppo, fu certamente l’irradiare della persona di Gesù, quella sua perdurante presenza, quella parola autorevole, quell’amore di amico e di Maestro. Lo ebbe a dire pubblicamente Pietro, uno di loro, al termine di una crisi: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna” (Gv. 6, 68).

Seguire non è solo camminare insieme con Lui, ma avere un legame spirituale con Lui, aderire alla sua causa, fino a veder sbocciare dalla lunga amicizia, il germe miracoloso della fede nel suo mistero.

3. Consacrati alla sequela

E’ stata una grande gioia, quando sfogliando le prime bozze del capitolo generale del 1973, trovammo che la parte centrale, interamente nuova della regola di vita, aveva adottato come titolo il primo principio conciliare: “Alla sequela di Cristo”.

Proseguendo nella lettura, ci rendevamo conto che si pensava la nostra cara spiritualità non più come una devozione avventizia, legata a visioni recenti e a comunicazioni segrete, ma la si rileggeva sull’asse biblico, là cioè dove la Chiesa cattolica aveva, già da anni, operato il suo ritorno. Ci interpella subito, non come chiamati a costruire la propria personale perfezione, tenuta lontana il più possibile dal mondo. La visuale dell’amore di Dio che sta costruendo nel mondo il suo Regno, con la nostra collaborazione, fa vibrare i discepoli di p. Dehon, che in questo aveva speso tutto sé stesso. Già questo sfondo intensamente biblico, ci invita a pregare, studiare, lavorare, relazionare in un altro modo. Più che alunni di una buona tradizione, ci sentivamo discepoli diretti di Gesù, suoi compagni di vita e di missione. E con Lui e come Lui, figli del suo stesso Padre, e fratelli di ogni uomo.

La nostra vita non si sentiva più riferita a sé stessa, piccolo tesoro domestico da custodire, ma dono per Lui, per Cristo per il mondo. Non più fuggitivi dal mondo, per stare al sicuro, ma come missionari anche piccoli, ma missionari di Cristo e della sua Chiesa del nostro Istituto.

4.

Rinnovando la loro Regola di vita, i dehoniani hanno dato alla parte centrale di essa, interamente nuova, il titolo che riecheggia la volontà del concilio: “Alla sequela di Cristo” (cst. 9-85).

E hanno esordito riconfermando l’adesione di sempre al loro carisma: “Noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che dio ha per noi”. E’ stata la fede in quell’amore che ha loro ispirata la decisione di “lasciare tutto per seguire Cristo in mezzo alle sfide del mondo”. Perché è proprio in Lui che il Padre ha manifestato quel suo amore; e continua a manifestarlo perché Cristo “rimane presente al nostro mondo per salvarlo” (cst. 9).

Quell’amore è deciso a costruire nel mondo il suo Regno, inimmaginabile nella sua bellezza e potenza.

Anzi è già in cantiere, per lo più invisibile, ma alla sua realizzazione tutti gli uomini sono impiegati, anche se con incerta cooperazione.

Ma il Regno è all’opera. e Gesù che lo ha annunciato, prega il Padre, perché affretti il suo compimento; e per il suo avvento darà la sua stessa vita (cst. 11).

“La sua via è la nostra via” proclama vigorosamente la Regola (cst. 12). E’ la via della sequela dehoniana.

La via del Regno cui dare il primato nella nostra vita.

5. Sempre presente

Il segreto della sequela, del suo fascino, della sua tenuta è Lui, la sua presenza così vicina.

Presenza vicina a ciascuno dei suoi e cordialmente interessata. E’ certamente per quella amabile presenza da cui si sentivano accompagnati, che i discepoli hanno accettato di abbandonare tutto il loro presente per condividere d’allora in poi la propria vita con Lui e con quelli che già erano con Lui. La sua presenza è la forza segreta che fa perdurare l’avventura della sequela. Quella forza attrattiva continua nella chiesa ad essere percepita e amata da duemila anni, dando origine alle più varie forme di aggregazione. I fondatori e i patriarchi del monachesimo non sono stati che strumenti vivi di quella attrazione invisibile.

Essa sta all’origine della chiesa, dopo l’ignominioso epilogo del Calvario: la presenza del Signore Risorto che riempì di gioia i discepoli la sera di Pasqua. Quella presenza discreta pare che in-segua il suo gruppo giunto allo sfacelo, e lo rimetta sulla via della missione. Gli avvenimenti della Pasqua stanno a dimostrare che la sequela non era morta, ma risuscitava con la presenza del Risorto. Quella viva coscienza della sua vicinanza li rende capaci di capire il dramma della croce del Messia.

Presenza reale, che domanda ai suoi di farsi anch’essi presenti ai fratelli, affievolendo quella presenza egoistica a sé stessi che logora la carità cristiana.

Seguire Gesù è movimento suggerito e animato dal desiderio di assomigliare a Lui, unendo all’ammirazione la imitazione.

Il carisma dehoniano della sequela spinge il processo di assimilazione e di cooperazione alla sua opera di salvezza, specie dei più bisognosi.

Quali discepoli di p. Dehon, vorremmo fare, del’unione a Cristo nel suo amore per il Padre e per gli uomini, il principio e il centro della nostra vita” (cst 17).

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