14 dicembre 2022
14 dic 2022

Vita e apostolato dei primi compagni di Dehon (4/4)

P. Falleur è conosciuto oggi grazie ai "Cahiers Falleur", i quaderni che da novizio scrisse appuntando le istruzioni di p. Dehon. Fu collaboratore stretto di p. Dehon. Divenne economo generale e grazie a questo incarico raccolse la corrispondenza di p. Dehon che conserviamo ancora oggi.

di  Aimone Gelardi scj (ed.)

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Padre Stanislao (Teodoro) Falleur (1857-1934)

Un anno dopo l’ingresso di Eugenio Paris, il 4 ottobre 1879, entrò Teodoro Falleur. Nato il 17 giugno 1857 a Effry, a sud di La Capelle. Quasi certamente il cammino verso la Congregazione è passato attraverso l’amico Paris. Lo ha fatto senza il consenso dei genitori. Aveva fatto i suoi studi seminaristici, prima a Nostra Signore di Liesse, poi a Saint-Léger di Soissons.

Nel Seminario maggiore sentì la chiamata alla vita religiosa. Ancora postulante fu incaricato dell’economato. Come novizio ha lasciato cinque quaderni dove annotava le istruzioni di Dehon: Le Cahiers Falleur, dal 9 novembre 1880 al 3 giugno 1881[1], un valido contributo per la Congregazione. Nell’archivio di Roma si trovano anche diverse lettere della sua corrispondenza durante il noviziato.

In una scrive al cugino Leone: «Il tuo cuore non si è sbagliato nel temere di non riuscire a vedermi quest’anno a Gramont… Perché? Il Vescovo di Soissons, che apprezza molto l’insegnamento, vuole che segua il mio corso teologico e allo stesso tempo insegni al Collegio San Giovani… Ho deciso di non prendermi neanche un minuto per me se Monsignore vuole un’altra cosa… Gesù dice: ‘Se mi amate, osservate i miei comandamenti. Siete i miei amici se fate quello io vi domando. Privarsi, per amore di Dio, di qualsiasi piacere, ecco in che cosa consiste il vero amore… Rassegniamoci allora, caro cugino, e perfino con vera gioia»[2]. La lettera echeggia insegnamenti di Dehon, maestro di novizi.

Anche la corrispondenza ricevuta dal suo amico Paris durante il noviziato è tanta…[3] Nel mese di febbraio scrive: «Sono impaziente di rispondere tanto sono felice di aver ricevuto la tua lettera. Ho deciso, dopo averla letta, di dire almeno 100 volte durante il giorno, in comunione con te:’Cor Jesu suavissi- mum, amor noster’ o ‘In te Cor Jesu speravi!’. Questo mi sembra più facile delle altre preghiere, poiché posso farlo uscendo ed entrando, e perfino durante i corsi” [4]

 Ci sono nei nostri archivi alcune lettere scritte da padre Dehon al suo novizio, che aveva un carattere rude e forte. Il primo mercoledì di dicembre 1880, trovandosi in Alsazia, dove era andato a cercare un posto per la Congregazione, gli scrive: «Pace a voi! Conservi tanto bene la pace e la dolce gioia dell’agnello. Nostro Signore è essenzialmente pacifico, Rex pacis, Agnus Dei. Quando ti allontani dal cammino della pace, ti allontani dal Cuore di Gesù»[5] .

Da La Capelle, il 9 settembre 1881, gli scrive: «Non ho niente di urgente da scriverle, se non di preoccuparsi di praticare la dolcezza e l’umiltà. La sua lettera non è ancora quella di un oblato del Sacro Cuore. In ogni riga traspare l’amarezza. Quando vede o crede di vedere alcuni abusi, non può indicarli con amabilità? Lo zelo amaro non è cristiano. Come potrebbe essere quello di un religioso, di un agnello-vittima? Allora cosa fa durante le preghiere? Dov’è il suo spirito? Questo è quello che impara dal Cuore di Gesù? Sia amabile, umile, paziente. Si lasci immolare come un agnello. Lei ha dell’ardore. Questo è anche necessario, però per soffrire, non per irritarsi. Nostro Signore ci ha ricordato che dob-biamo diventare ardenti, come leoni, per lasciarci immolare, come agnelli»[6].

Teodoro Falleur fece i primi voti il 28 novembre 1881 a Saint-Quentin, fu ordinato sacerdote il 23 settembre 1882 a Soissons, fino al 1897 s’impegnò come economo e anche come professore nel Collegio San Giovanni. Padre Dehon fonda il noviziato a Sittard il 2 febbraio 1883. I padri Falleur e Lamour, di cui parleremo più tardi, iniziarono l’opera in una gran povertà[7]. Il “Consummatum est” del 28 novembre 1883 causò grandi problemi al gruppo di seguaci di p. Dehon. Non tutti avevano una vita interiore abbastanza forte per superare questa gran delusione.

Dehon commenta nelle sue Memorie: «Si esageravano le cose, si perse la speranza di arrivare ad essere un Istituto più numeroso. Era una vita con tante sofferenze, però era una vita»[8]. A p. Falleur scrive: “La croce è pesante tutti i giorni. Il padre della famiglia non è né amato né ascoltato»[9]. Egli non perde la speranza e continuava ad animare il piccolo gruppo dei discepoli. Felicemente giunse il decreto di risurrezione della Santa Sede… Il 10 aprile 1884 Dehon scrive a Falleur: “abbia fiducia. L’Opera sopravvivrà se abbiamo fede nel suo scopo e nella sua necessità. Crescerà se i nostri desideri sono ardenti e la nostra fiducia perseverante. Fiat[10].

Esiste una certa affinità tra Dehon e Falleur, poiché questi era il suo direttore spirituale. Quando Dehon scrisse questa lettera, Falleur aveva alle spalle l’incarico della scuola apostolica di ‘San Clemente’ a Fayet, fondata il 21 novembre 1882 e rimanendovi responsabile fino alla fine di ottobre 1884[11] in sostituzione di padre Captier, del quale diremo in seguito, che era stato in parte causa del ‘Consummatum est’.

Il 27 novembre 1884, p. Falleur riceve, dalla facoltà di Parigi, il diploma di baccalaureato in lettere; il 2 agosto 1885, con Rasset, è nominato, momentaneamente, vicario della parrocchia di Sant’ Eligio a Saint- Quentin per infermità del parroco, abbé Caplain. Quando, il 27 agosto 1886, la Congregazione inizia il lavoro nella Chiesa Madre di Saint-Quintin, Falleur è nominato direttore di questo piccolo collegio, con 50 giovani, accanto alla Basilica di Saint-Quintin[12]

Nel 1886 partecipa al primo Capitolo generale, celebrato nel Collegio S. Giovanni. Prenderà parte a tutti gli altri, fino al decimo, celebrato a Lovanio nel mese di agosto 1934, prima della sua morte. Il Capitolo straordinario del 1888 lo nominerà Economo e Procuratore generale. Il primo incarico lo porterà a termine fino al 1934, il secondo fino a 1891, quando gli successe padre Dessons.

Come Economo generale, doveva essere sempre a contatto con i missionari, cominciando con quelli dell’Ecuador, che chiedevano l’invio di libri, strumenti per l’insegnamento, medicinali ecc.[13] Falleur, da bravo economo, conservava tutto. Così ha conservato anche tutta la sua corrispondenza con Dehon. Inoltre nell’archivio generale, si trova gran parte della sua corrispondenza con benefattori, religiose, ecc… e alcuni documenti sulla missione in Ecuador.[14] È stato l’uomo di fiducia di Dehon, l’uomo al quale ci si rivolgeva per certi incarichi, quando occorreva.


[1] Il testo è la ripresa redazionale, curata da padre Aimone Gelardi, della parte conclusiva di una serie di conferenze tenute da P. Egidio Driedonkx scj: GLI IDEALI E IL PROGETTO DI P. DEHON E LA RICEZIONE NEI SUOI PRIMI COMPAGNI (Titolo originale: Los ideales y el proyecto del P. Dehon y de sus principales primeros seguidores). Gli era stato chiesto di tenere alcune conferenze sul progetto di p. Dehon e di coloro che, con lui per primi vi aderirono, lo fece corredando le circa 50 pagine del suo lavoro di note e bibliografia per eventuali approfondimenti personali. La scelta di fare conoscere alcuni dei primi membri della Congregazione per noi, come per Driedonkx intende ricordare quanto hanno fatto all’inizio della storia della Congregazione. Da qualche parte è scritto: «1Facciamo dunque l’elogio degli uomini illustri, dei nostri antenati per generazione… 10 furono uomini virtuosi, i cui meriti non furono dimenticati… 12La loro discendenza resta fedele alle promesse …» (Sir. 44, 1.10). L’immagine che accompagna gli articoli, quasi a individuarne la serie, riproduce alberi secolari.

[2] AD. B.16/7.1 inven. 124.01.

[3] AD. B. 19/4.3.

[4] AD.B. 19/4.3 inven. 248.0.

[5] AD.B. 22/11 inven. 465.04.

[6] AD.B. 22/11 inven. 465.08.

[7] G. Manzoni, Tre fiamme, una luce, p. 132.

[8] NHV 8, XIV, 187.

[9] AD.B. 22.11 inven. 465.28.

[10] AD.B. 20/ 12.

[11] G. Manzoni, Tre fiamme, una luce, p. 137.

[12] AD.B. 85/ 1 inven. 1118.10

[13] Lettere, 27 aprile 1893 e 31 marzo 1895 da p. Ireneo Blanc a P. Falleur. Archivio Generale Roma.

[14] G. Manzoni, Tre fiamme, una luce, p. 152.

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