15 aprile 2026
15 apr 2026

Visita di Papa Leone XIV in Camerun: tre città, tre realtà intrecciate

Come messaggero di pace, Papa Leone XIV inizia questo 15 aprile il suo primo viaggio apostolico in Camerun. Una terra di missione per i Sacerdoti del Sacro Cuore dal 1912, oggi alle prese con profonde crisi interne.

di  Boris Igor Signé, SCJ

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Il conto alla rovescia è iniziato. Questo 15 aprile, Papa Leone XIV calcherà la pista dell’aeroporto di Yaoundé-Nsimalen per il suo primo viaggio apostolico in terra camerunese, dove i Sacerdoti del Sacro Cuore operano ininterrottamente dal 1912. Seconda tappa del suo tour africano dopo l’Algeria, il soggiorno del Sommo Pontefice si protrarrà fino a sabato 18 aprile 2026. Yaoundé, Bamenda e Douala — le tre città in programma — ospitano diverse comunità dehoniane. Lì, in diretta prossimità con il popolo, i religiosi SCJ condividono la quotidianità di popolazioni segnate da una persistente crisi socio-politica, educativa e di sicurezza.

Yaoundé: una presenza pastorale e universitaria dehoniana

Il Santo Padre inaugurerà la sua visita a Yaoundé, la capitale politica. Incontrerà il Presidente della Repubblica Paul Biya — ex seminarista e al potere dal 1982 — prima di rivolgersi alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico. Per lo stesso giorno è previsto anche un incontro con i vescovi del Camerun.

A Yaoundé e dintorni, i Sacerdoti del Sacro Cuore hanno la responsabilità di quattro parrocchie e sono presenti in ambito universitario, in particolare presso l’Università Cattolica dell’Africa Centrale (UCAC), con due professori e alcuni studenti in diverse facoltà. È in questa istituzione che è previsto, il 17 aprile, un importante incontro con il mondo universitario. “Da parte mia, mi aspetto soprattutto che il Papa ricordi con forza la missione fondamentale delle istituzioni educative”, confida Padre Jean Marie Signié SCJ, Sacerdote del Sacro Cuore e professore di diritto canonico all’UCAC.

Per lui la posta in gioco è alta, visti i numerosi problemi che devono affrontare le istituzioni educative e universitarie in Camerun: “Ogni vera educazione deve mirare alla formazione integrale della persona umana: intellettuale, morale, spirituale e sociale. È proprio questa visione che cerchiamo di promuovere, in particolare all’Università Cattolica dell’Africa Centrale”. Tuttavia, Padre Signié non nasconde la sua preoccupazione di fronte ad alcuni movimenti attuali. Secondo lui, il Papa dovrà rivolgersi a un ambiente universitario a volte indebolito da “sette esoteriche” e “gruppi ideologici opposti alla Chiesa”.

Questa presenza dehoniana all’UCAC è storica. “Fin dall’apertura dell’università nel 1991, i Sacerdoti del Sacro Cuore erano già presenti, come insegnanti e studenti”, sottolinea Padre Signié, egli stesso in servizio presso il dipartimento di diritto canonico dal 2005, un dipartimento fondato dai Sacerdoti del Sacro Cuore.

Bamenda: una pastorale di prossimità in un contesto di crisi

Il 16 aprile, Leone XIV volerà a Bamenda. Atterrerà su una pista a lungo trascurata nel cuore della boscaglia, ma recentemente rinnovata per l’occasione. Sarà la tappa più carica di emozione e di implicazioni politiche. Dal 2016, le regioni del Nord-Ovest e del Sud-Ovest sono teatro di un sanguinoso conflitto tra gruppi separatisti anglofoni e forze governative.

Padre Salomon Édinguèlè SCJ, responsabile della comunità cattolica di lingua francese a Bamenda, attende questo momento come una “liberazione spirituale”. Descrive una quotidianità ferita: “Quella che inizialmente era una rivendicazione si è trasformata in un conflitto che ha causato enormi sofferenze: migliaia di morti, famiglie sfollate e un clima di divisione. Molti dei nostri fedeli hanno dovuto fuggire dalla violenza esercitata dai loro stessi vicini”.

Per lui, la venuta del Papa è un atto di “riparazione”. Ma potrà far tacere le armi? Padre Salomon vuole crederci: “Vediamo già segnali incoraggianti: la città si mobilita, i lavori riprendono e persino alcuni gruppi armati chiedono una tregua per accogliere il Santo Padre. È un vero barlume di speranza”.

Presenti a Bamenda con una casa di formazione e una parrocchia, e in altri due villaggi di questa regione, i Sacerdoti del Sacro Cuore sono rimasti solidali con la popolazione durante questo decennio di fuoco. È in virtù di questo contesto di instabilità, in cui la pace soffre permanentemente, che Padre Édinguèlè si aspetta che il Santo Padre sia “una voce profetica, capace di ricordare a tutti che siamo chiamati a vivere come fratelli e sorelle, figli e figlie di un unico Padre, nella giustizia, nella verità e nell’amore”.

Douala: una presenza parrocchiale con uno sguardo sociale

L’ultima tappa di questo viaggio pontificio in Camerun sarà Douala, la brulicante metropoli economica. Qui il Papa toccherà con mano i contrasti di una città dove la crescita convive con la povertà; dove il lusso sfida la precarietà. A Bonabéri, un quartiere popolare, i Sacerdoti del Sacro Cuore, attraverso la loro presenza e i loro ministeri, cercano di ridare speranza a una popolazione disperata per la situazione socio-economica, inclusa la mancanza di lavoro e la povertà, come testimonia Padre Florian Nana Simo, SCJ, parroco della parrocchia di San Timoteo di Sodiko, il cui accesso richiede una ginnastica particolare durante la stagione delle piogge. Riguardo alla visita del Papa nella città di Douala, egli nota con gioia l’entusiasmo dei fedeli: “Per loro, questa visita del Santo Padre viene a rinvigorire i cuori affranti”. Parteciperà, insieme ai suoi confratelli e ai suoi parrocchiani, alla grande messa prevista per il 17 aprile 2026 allo Stadio di Japoma (50.000 posti): “Saremo lì per dimostrare che la Chiesa resta l’ultimo baluardo contro la disperazione”, conclude.

Un nuovo respiro

In tre giorni, Leone XIV avrà percorso tre volti del Camerun: la capitale che decide, la regione che soffre e la metropoli che lavora. Tra le attese profetiche di Padre Edinguèlè a Bamenda, le esigenze accademiche di Padre Signié a Yaoundé e il realismo pastorale di Padre Nana a Douala, il Sommo Pontefice dovrà trovare le parole per medicare le ferite di una nazione in cerca di punti di riferimento. Un soffio di speranza che porterà poi in Angola e Guinea Equatoriale, a partire dalla sua partenza il 18 aprile.

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