30 aprile 2021
30 apr 2021

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Intervista a p. Carlos Carlos Luis Suárez Codorniú superiore generale, sulla recente visita in Camerun e Ciad.

di  Sergio Rotasperti

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La visita ufficiale in Camerun e in Ciad, dal 9 marzo al 14 aprile, è stata la prima dopo il lockdown imposto dalla pandemia. Inoltre, sei giunto in un momento in cui il rischio pandemico in Camerun si è aggravato. Penso che si tratti anche del tuo primo incontro con queste terre. Quali impressioni e sensazioni ti ha lasciato questo viaggio?

È stata la prima visita dopo un anno di stop. Abbiamo iniziato questa visita con p. Charles Charles Aimé Koudjou (ndr consigliere generale nominato da pochi mesi). È stato un tempo d  grazia trovare i confratelli; abbiamo parlato con tutti personalmente e abbiamo potuto visitare quasi tutte le comunità, eccetto due che si trovano in aree rischiose.

Al termine della visita vi è stata l’annuale assemblea provinciale, a cui tu hai partecipato. Qual è lo stato di salute dei dehoniani in Camerun e Ciad?

In buona salute. La provincia dehoniana è giovane, forte, molto attiva e impegnata in molti campi e su vari fronti. Essa è aperta al servizio della chiesa locale e alla congregazione. Essi si sforzano di portare avanti un servizio accurato non solo a livello regionale, ma anche nei paesi limitrofi come il Ciad e la Nigeria.

Il 20 aprile 2021 il presidente del Ciad Idriss Déby è stato assassinato. La presenza dei musulmani è del 51,1 % , mentre quella dei cristiani del 44,1%. I cristiani come vivono e, in particolare, come affrontano la situazione i dehoniani?

Nel sud del Ciad ho potuto vedere una buona convivenza. La presenza cristiana è molto nota e significativa. Si nota una progressiva islamizzazione con la costruzione di moschee e la conversione di leader all’islam (forse per motivi più politici che religiosi). Buono è il rapporto dei nostri confratelli con i vicini.  Direi, una convivenza esemplare.

E in Cameroon?  Anche in Camerun, soprattutto a nord vi sono violenze, rifugiati e profughi. L’area inglese soprattutto è segnata da conflitti interni.

Nella zona est si nota una forte presenza di rifugiati provenienti dal Repubblica centrafricana. Vi sono grandi campi profughi seguiti dalla Nazioni unite.

Nella parte ovest, il conflitto nella regione anglofona ha provocato emigrazione interna al sud o verso Nigeria. I nostri confratelli sono rimasti nella parte nord-ovest del Camerun. Qualche vescovo ha ringraziato la presenza nostra, dove tanti altri sono fuggiti. I nostri sono rimasti e sono motivo di consolazione per la popolazione. Essi cercano di dare “normalità” alla vita: offrono educazione, sono riusciti a fare accordi con gruppi ostili, ed essere operatori di pace. La nostra presenza è un lavoro bellissimo per la riconciliazione e la custodia della vita dei più deboli. Possiamo essere fieri dei nostri confratelli e diventa un impegno per noi il pregare per loro.

Al termine dell’assemblea provinciale si guarda sempre al futuro. Puoi dirci se ci sono progetti nuovi e come la Congregazione può sostenere i dehoniani del Camerun e Ciad?

La provincia ha rinnovato l’impegno missionario soprattutto nell’estremo nord, che è molto difficile sotto vari aspetti. Sarà aperta una nuova presenza in una diocesi dove ancora non ci siamo nel nord del Camerun, ma anche una nuova presenza in Ciad. Viene rafforzata la presenza in questi territori che veramente sono di prima linea, autentiche periferie umane, come dice Papa Francesco. È un modo molto bello di rispondere agli appelli della Chiesa per accompagnare questi fratelli e sorelle che abitano in queste regioni.

Un’ultima domanda: qual è stata la ricchezza più grande che hai trovato nei confratelli e nella gente?

Anzitutto l’accoglienza, il saper accogliere l’altro, il far posto a chi arriva, la gioia di incontrarsi e di essere insieme. Nei rapporti personali ho visto una grande disponibilità a servire sia a livello locale, ma anche in altre parti del mondo, in altre entità. Un cuore disponibile a servire il vangelo.

Grazie a arrivederci alla prossima visita…

Si senz’altro la prossima sarà in Italia, nella provincia italiana del sud.

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