03 marzo 2021
03 mar 2021

Alla scuola Cuore di Gesù

Il 2 febbraio scorso, 17 giovani hanno fatto la loro prima professione. P. Rubens Rieg, maestro dei novizi e Fr. Joao Pedro, uno dei professi, condividono questo momento con noi.

di  Rodrigo Alves de Oliveira Arruda, scj

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Il noviziato di Nostra Signora di Fatima (Provincia BRM) ha accolto nel 2020 novizi provenienti dalla Regione del Venezuela e dalle altre entità brasiliane: Provincia BRE, Provincia BSP e Distretto BSL. P. Rubens Rieg, maestro dei novizi, ci racconta un po’ di questa esperienza:

P. Rubens, in un anno segnato da Covid-19, come si è riflesso positivamente e negativamente sulla comunità del noviziato?

Il tempo del noviziato è un tempo in cui si vive la spiritualità del Sacro Cuore e l’eredità spirituale di padre Dehon in modo più intenso, ma allo stesso tempo è un’intensa esperienza di comunità. Quindi, la pandemia ha aiutato, in un certo senso, la nostra comunità ad affrontare molto rapidamente le sfide che sono proprie di una fraternità, perché eravamo impediti nell’uscire per qualche tipo di lavoro pastorale e abbiamo vissuto solo tra di noi.

D’altra parte, ha avuto un impatto negativo sulla formazione il fatto che le persone non hanno potuto interagire con la comunità del noviziato attraverso le celebrazioni e le messe. Senza dubbio, questo ha impoverito tutti noi.

Cosa significa essere un formatore in una comunità internazionale e interculturale?

Lavorare in una comunità interculturale è una grande bellezza e allo stesso tempo una responsabilità. In realtà del genere c’è un’apertura molto maggiore ad una sensibilità verso l’altro. In una realtà interculturale, ci sono innumerevoli situazioni per vivere il Vangelo, nella gioia e nella misericordia.

Come vedi il futuro della Congregazione?

Il futuro della Congregazione sarà certamente segnato da religiosi che sanno morire un po’ a sé stessi e alla propria cultura e sanno accogliere l’altro per il Regno del Cuore di Gesù. Se non siamo così, saremo più poveri come Congregazione e serviremo meno il Regno.

Frater João Pedro Kubereski (BRM) è stato uno dei 17 giovani che hanno fatto la loro prima professione religiosa. Abbiamo anche parlato con lui per farci un’idea di questa nuova generazione che si unisce alla nostra missione.

In un anno in cui siamo rimasti tutti chiusi a casa, come avete vissuto voi novizi?

Durante questo anno atipico, abbiamo vissuto rinchiusi in noviziato. La fase di formazione vissuta punta già di per sé a un adeguato raccoglimento, ma la pandemia di Covid-19 ha ulteriormente rafforzato il cammino di vita interiore. Durante molti degli scambi tra noi novizi, abbiamo sottolineato che avevamo il privilegio di essere al sicuro all’interno della casa, ma allo stesso tempo non vivevamo così intensamente il rapporto con il mondo, il che ci ha portato a chiederci come dovevamo aiutare gli altri ad affrontare il dramma della paura e dell’insicurezza, nel momento in cui avremmo dovuto lasciare il noviziato a febbraio, per essere ricollocati in una nuova realtà. Un altro aspetto è stata la grande preoccupazione per i nostri confratelli anziani che vivevano con noi, dato che avevano una più alta probabilità di essere infettati a causa della loro fragile salute. Tutto questo ha procurato un’esperienza diversa dell’anno di noviziato.

Come continuerai la tua formazione dopo la professione religiosa?

Come prima missione affidatami dalla Provincia BRM, risiedo nel Seminario São José di Rio Negrinho/SC, che ospita le fasi di Seminario Minore (liceo) e del propedeutico. Il mio cammino da seguire qui è quello di vivere la fase di formazione insieme alla comunità religiosa che si è formata qui, aiutando, per quanto possibile, la formazione dei giovani che vivono con noi in questa casa. Ho anche intenzione di dedicarmi ad alcuni studi complementari.

Cosa ti colpisce dei Dehoniani? Perché hai scelto i Dehoniani?

Ciò che mi impressiona dei dehoniani è la gioia che traspare sul volto di ognuno, così come il loro modo di parlare delle cose di Dio. Ho avuto il piacere di incontrare religiosi di altre Province e di diversi paesi e tutti hanno qualcosa in comune: il modo gioioso e accattivante di annunciare il Regno del Cuore di Gesù, come se fossero passati tutti per la stessa scuola, cosa che hanno fatto realmente, alla Scuola del Cuore di Gesù.

Ho scelto i dehoniani inizialmente perché questi religiosi frequentano la mia parrocchia di origine, Puríssimo Coração de Maria, a São Bento do Sul/SC. Dopo essere entrato nella Congregazione, il mio desiderio di continuare nella Congregazione è stato confermato dall’apertura del carisma, che mi permette di vivere l’Amore e la Riparazione in svariati campi pastorali: dalle parrocchie, scuole, case alla formazione, alle opere sociali, alle missioni ad gentes, e tanto altro.

Quali sono le tue speranze per la Congregazione?

Spero che la Congregazione continui a vivere l’eredità lasciata dal Venerabile P. Leone Dehon: portare Cristo al cuore del mondo e portare il mondo al Cuore di Cristo. Questa impresa si realizzerà solo se noi, i religiosi, vivremo un’esperienza intensa con Gesù, che ci ha amato e ha dato se stesso per noi. Questo progetto è degno di essere vissuto e una prova di ciò sono le varie testimonianze di confratelli che hanno saputo amare e lavorare per il Regno con instancabile dedizione, testimoniando così di essere i nostri santi quotidiani. Dobbiamo conservare la memoria di tanti che ci hanno preceduto nella nostra grande famiglia dehoniana affinché, con la ferma certezza che la strada è già stata percorsa, possiamo continuare ad andare avanti nella nostra missione.

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